Terremoto, inondazione, blackout: il 24% dei paesi italiani senza piano d’emergenza comunale

di Luca Scialò del 17 luglio 2014

Sapete se dove abitate c’è un piano d’emergenza comunale? E’ meglio controllare perché oltre il 24% dei comuni italiani parebbe non averlo.

Eppure dall’ottobre 2012, ai sensi della legge 100/2012, è obbligatorio per ogni Comune disporre di un proprio piano di emergenza per gestire eventuali calamità naturali, come un sisma o un fenomeno idrogeologico (frane e allagamenti).

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Una normativa resa necessaria, seppur promulgata con notevole ritardo, dal fatto che il 48% dei Comuni italiani sia situato in un’area ad elevata sismicità e l’82% in aree ad elevato rischio idrogeologico. A questi vanno aggiunti più di 1.000 impianti industriali a rischio di incidente rilevante, il 30% di superficie esposta a rischio incendi e 11 vulcani attivi o quiescenti.

Ma a due anni e mezzo dalla legge, il 24% dei Comuni italiani non ha ancora redatto un proprio piano di emergenza comunale: sarebbero ben 2.000 Comuni. Le Regioni modello sono Friuli Venezia Giulia, Molise e Valle d’Aosta, nelle quali tutti hanno ottemperato all’obbligo. Molto bene anche l’Umbria, dove manca un solo Comune.

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Cittadinanzattiva ha lanciato la campagna #divanodemergenza, per informare i cittadini sui propri diritti in materia di sicurezza in caso di emergenza; per far sì che essi li richiedano al proprio Comune di riferimento.

Del resto, un Comune su quattro senza piano non è certo poco.

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