25% di consumi energetici in meno per le famiglie inglesi

di Erika Facciolla del 25 ottobre 2013

La fonte è molto autorevole (‘The Guardian’) e le preoccupazioni che l’eco della notizia ha provocato in tutto il Regno Unito rispecchiano un sentimento nazional-popolare, mai come in questo periodo, di sfiducia collettiva.

Stiamo parlando del crollo dei consumi energetici delle famiglie inglesi registrato tra il 2005 e il 2011 che, se da un parte è direttamente collegato allo sforzo del governo di promuovere misure di efficienza energetica per diminuire gli sprechi, dall’altra ha a che fare con un generale aumento dei prezzi al fronte dei quali molti cittadini britannici hanno risposto riducendo all’osso l’uso del riscaldamento e dell’elettricità.

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È la classica situazione di fronte alla quale il bicchiere può essere considerato mezzo vuoto o mezzo pieno: le autorità statali la considerano un’ottima notizia, poiché vuol dire che le nuove tecnologie e il piano di incentivazioni messo in atto per diffonderle tra i cittadini, ha funzionato. Di diverso avviso le associazioni dei consumatori che vedono in questo crollo il segno inconfondibile di una crisi economica e di un aumento dei costi per le forniture energetiche che sta mettendo a dura prova i salari dei britannici.

Se da una parte il boom dei pannelli solari è una realtà sotto gli occhi di tutti, dall’altra rappresenta un fattore che da solo non può giustificare il vistoso calo del 25% della domanda energetica: tra tasse, stangate e aumenti dei prezzi sulla vendita al dettaglio dell’energia, le famiglie più povere sono state costrette a razionare i propri consumi per contenerne i costi con un impatto negativo non indifferente sulla qualità della vita.

I dati mostrano, infatti, che il consumo medio di energia in Galles e Gran Bretagna è sceso dai 26,2 megawattora del 2005 ai 19,7 del 2011, a testimonianza di una diffusa, e per alcuni versi, sconvolgente povertà energetica tra le più spiccate d’Europa che solo tra il 2008 e il 2009 ha investito il 22% della popolazione.

Non a caso, il concetto stesso di ‘fuel poverty’ è stato definito con precisione nel solo Regno Unito: ‘si parla di povertà energetica quando una famiglia quando spende più del 10% del proprio reddito riscaldare adeguatamente la propria abitazione in funzione di livelli di salubrità e comfort minimi’. E a farne le spese, come sempre, sono gli anelli più deboli della catena sociale…

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