A due anni da Fukushima, tutti gli incidenti nucleari dagli anni ’50 ad oggi

di Luca Scialò del 18 aprile 2013

Si è da poco consumato il secondo anniversario dell’incidente alla centrale nucleare di Fukushima – 11 marzo 2011 – e diversi osservatori dibattono come di consueto sull’unicità o meno dell’incidente. In realtà, Fukushima è l’ultimo episodio di una lunga catena di incidenti, più o meno gravi, che caratterizzano la storia del nucleare ad uso civile e non: per dare una prospettiva su questo aspetto, proponiamo una carrellata di tutti gli incidenti nucleari verificatisi dal secondo dopoguerra ad oggi.

1956. Il primo incidente si consumò il 10 marzo del 1956, quando un bombardiere B-47 precipitò nel Mediterraneo con a bordo due capsule di materiale fissile per la realizzazione di bombe nucleari. A distanza di soli 4 mesi, il 27 luglio 1956, un bombardiere B-47 in Gran Bretagna slitta sulla pista e colpisce un deposito contenente sei bombe nucleari.

1957. In una fabbrica di armi nucleari negli Urali, a Kyshtym, una cisterna contenente scorie radioattive esplode contaminando migliaia di chilometri quadrati di terreno con una nube di 20 milioni di curie che espone alle radiazioni circa 270.000 persone. I morti sono 100. Il 7 ottobre dello stesso anno, nel complesso nucleare di Windscale in Gran Bretagna, dove si produce plutonio per scopi militari, un incendio genera una imponente nube radioattiva che attraversa l’Europa intera e lascia dietro di sé una lista di 300 morti.

SCOPRI ALTRI DETTAGLI SULL’INCIDENTE: Lago Karachay, il lago più pericoloso del mondo

1966. Il 17 gennaio del 1966, in seguito alla collisione tra un B-52 statunitense con 4 bombe all’idrogeno B-28 e un aereo cisterna, tre bombe H cadono nei pressi di Palomares, la quarta in mare. La detonazione sparge su una vasta area plutonio e materiale radioattivo: in tre mesi vengono raccolte 1.400 tonnellate di terra e vegetazione radioattiva. Nello stesso decennio si consumeranno altri 8 incidenti, 5 dei quali in ambito militare.

1970-1979. Negli anni ’70 ad aprire le danze è l’incidente del 12 aprile 1970, con il sottomarino sovietico K-8 che affonda nell’Atlantico con a bordo due reattori e due siluri a testata nucleare. Il 7 agosto del 1979 si verifica una fuoriuscita di uranio arricchito da una installazione nucleare segreta del Tennessee, che provoca la contaminazione di oltre 1.000 persone. Sempre negli Usa, nello stesso mese, oltre 1.000 persone vengono contaminate a seguito della fuga radioattiva in un centro di ricerca nucleare, fino ad allora rimasto segreto, a Erwin.

Nel 1979, inoltre, si verifica quello che è finora il più grave incidente verificatosi presso una centrale nucleare statunitense: a Three Mile Island, in Pennsylvania si verifica il meltdown di un reattore.

FOCUS: La prossima ecatombe nucleare? Il caso di Mayak in Russia

Anni ’80. Negli anni ’80 non ci fu solo l’incidente di Chernobyl, bensì altri 5 incidenti in Giappone, Inghilterra, Urss, Stati Uniti e nell’Oceano Atlantico. Benché rilevanti, passarono in secondo piano proprio per la risonanza che ebbe il ben più devastante incidente avvenuto in Ucraina.

Anni ’90-2000: Tra gli anni ’90 e 2000 gli incidenti sono stati ben 16. La Russia è protagonista della lista, con 7 incidenti; segue il Giappone con 6 incidenti; quattro quelli targati Francia, due in Ucraina, e poi singoli incidenti in Gran Bretagna, Scozia, Danimarca, Germania, Corea del Sud e Finlandia.

LEGGI ANCHE: La Russia estende la durata dei vecchi reattori come quelli di tipo Chernobyl: c’è da preoccuparsi?

2003. Solo sfiorato per fortuna due volte in Italia: nel 2003 il sottomarino americano Hartford s’incaglia a poche miglia dalla base di La Maddalena; nel 2006 viene ammessa la fuoriuscita di plutonio che ha contaminato sei persone addette allo smantellamento degli impianti presso il centro di Casaccia.

Questi incidenti dovrebbero essere un monito e un incentivo ad abbandonare il nucleare. E invece nel mondo sono in attività 433 centrali nucleari, 69 sono in costruzione, 160 sono in programma e 329 proposte per la realizzazione.

A farla da padrone sono gli Stati Uniti con 104 impianti, seguono Francia (58), Giappone (50), Russia (33), Corea del Sud (23), India (20) e Cina (16). Anche se diversi di questi Paesi, come abbiamo detto in altre occasioni, stanno puntando anche sulle rinnovabili, lasciandoci qualche speranza per un futuro più green.

Leggi anche:

{ 0 comments… add one now }

Leave a Comment

Inserisci il numero esatto *