A Milano nasce un progetto per coltivare in città verdure esotiche

di Marco Grilli del 16 ottobre 2014

Nuove iniziative all’insegna della multiculturalità nelle aziende agricole lombarde: nasce un progetto per coltivare in città verdure esotiche

Stiamo parlando di “Nutrire la città che cambia”, promosso dall’Associazione solidarietà e sviluppo Comune di Milano e Expo 2015 assieme a Fondazione Cariplo e alla Confederazione italiana agricoltori.

A partire dalla constatazione della crescente presenza di cittadini extracomunitari nel nostro Paese, quest’iniziativa mira a realizzare sul territorio delle coltivazioni che soddisfino le esigenze alimentari di questi nuovi cittadini, creando opportunità sia per lo sviluppo di imprese agricole condotte da immigrati, che per l’ampliamento delle produzioni di aziende lombarde.

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“Nutrire la città che cambia” è un progetto triennale di sperimentazione colturale di ortaggi non comunitari che parte dal presupposto: con la filiera corta e la vendita diretta l’agricoltura pare aver ritrovato una sua centralità grazie all’offerta di prodotti sani, freschi, di qualità, a prezzi accessibili in mercati vicini al luogo di produzione, ma ci sono anche delle notevoli trasformazioni demografiche che le città stanno subendo, con l’aumento dei cittadini  stranieri e la necessità di offrire prodotti alimentari ‘esotici’ comunque a km zero.

Il necessario rispetto di diverse tradizioni alimentari e culturali ha convinto gli operatori ad adeguarsi. Alla sempre maggior diffusione di punti vendita, macellerie, drogherie e punti vendita ambulanti di prodotti agricoli gestiti da cittadini extracomunitari, si sono affiancati anche esercizi commerciali tenuti da italiani e non che distribuiscono prodotti agricoli freschi, conservati e trasformati, destinati prevalentemente a comunità straniere. Senza considerare che la manodopera straniera in agricoltura rappresenta ormai una componente fondamentale, con tutte le esigenze in campo alimentare che ne conseguono.

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Nel capoluogo lombardo e non solo, si sta verificando un vero e proprio boom degli alimentari etnici, visto che il loro tasso di crescita è di cinque volte superiore a quello degli italiani, con una diffusione che copre ormai un po’ tutte le aree della città.

okra

coltivare in città verdure esotiche: l’okra o ladie’s finger

In città ci sono  327 gli imprenditori non comunitari (dati: InfoCamere Lombardia del 2012) titolari di impresa agricola individuale, provenienti da Asia (India, Pakistan, Bangladesh), Africa (Marocco, Tunisia) e America centro-meridionale (Argentina e Brasile). Gli ortaggi coltivati vengono commercializzati prevalentemente nei mercati generali di Milano, Brescia e Bergamo e le produzioni principali sono la korola, diverse varietà di zucca asiatica, il coriandolo e l’okra.

Date tali premesse, il progetto vuole spingere la produzione agricola lombarda verso bisogni alimentari dei cittadini extra-comunitari e non solo (anche gli italiani più curiosi e golosi stanno imparando a conoscere nuovi ortaggi esotici), così da avere una miglior qualità dei prodotti e minori costi ambientali legati al trasporto da zone lontane.

Tuttavia, il Dipartimento di Scienze agrarie e ambientali dell’Università degli studi di Milano ha messo in guardia dall’inserimento di ortaggi alloctoni nell’area lombarda, perché potrebbero rappresentare una minaccia come infestanti di difficile gestione e controllo. Per questo le piante interessate dal progetto pilota saranno selezionate accuratamente, in modo tale da permetterne la coltivazione e commercializzazione senza danneggiare l’ambiente e le colture preesistenti.

bitter melon

coltivare in città verdure esotiche: il bitter melon

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Coltivare in città verdure esotiche è un modo per sensibilizzare e favorire le conoscenze e competenze a laureati e agricoltori provenienti da queste realtà, i quali potranno sperimentare le produzioni in vista anche di un loro possibile impegno nei Paesi d’origine. In generale, l’iniziativa milanese cercherà di diffondere nuove tecniche e pratiche colturali tra gli italiani e tra i componenti le comunità estere, disegnando un percorso di conoscenza e arricchimento reciproco, finalizzato alla differenziazione delle produzioni e alla creazione di nuove opportunità di lavoro.

mizuna

coltivare in città verdure esotiche: il mizuna

Un progetto originale e ammirevole, dove l’integrazione, la collaborazione sociale e il sostegno alla cooperazione internazionale si uniscono al rispetto dell’ambiente, visti gli obiettivi di ridurre l’impatto nelle produzioni agricole, contrastare il fenomeno del consumo del suolo e diminuire l’inquinamento dei trasporti.

“Nutrire la città che cambia” coinvolge per un triennio cinque aziende agricole regionali, che producono prevalentemente ortaggi e impiegano anche manodopera straniera. Le semine di colture esotiche, quali curcuma, mizuna, cardamomo, coriandolo, okra, bitter melon, daikon e topinambur.

daikon

coltivare in città verdure esotiche: il daikon

Nel 2015, anno dell’Expo, questo progetto per coltivare in città verdure esotiche vedràla parte terminale con le nuove semine primaverili, il raccolto dei prodotti, la loro commercializzazione in un grande mercato agricolo e l’inserimento dei nuovi ortaggi nella distribuzione locale e nei menù dei servizi di ristorazione scolastica e ospedaliera. Verrà inoltre redatto un manuale di ricette, mentre siamo sicuri che, in un Paese di buongustai come il nostro, riscuoteranno grande attenzione le prove di cucina, tenute da chef italiani e stranieri. Non meno importante, poi, sarà la stima dell’impatto economico, sociale e ambientale del progetto nel medio periodo.

Sperando che, grazie a iniziative brillanti come questa, all’Expo del prossimo anno si possa parlare finalmente di tematiche alimentari e ambientali e non più dei recenti scandali che ne hanno infangato il nome.

Immagini via Shutterstock

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