A Roma il primo museo dedicato al crimine ambientale

di Luca Scialò del 2 aprile 2013

Trasformare le violenze sugli animali in un monito da esporre in un museo. Questa è l’idea avuta dal neo presidente del Bioparco Federico Coccia. Ma come?

Facendo costruire all’interno del parco romano uno spazio espositivo di 600 mq suddiviso in aree geografiche. A partire dall’estate si potrà vedere il bottino sequestrato dalle numerose operazioni nazionali e internazionali effettuate dagli agenti forestali.

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Gli oltre 70.000 reperti conservati in Italia diventano oggetto di esposizione: avorio, le pelli, i gusci delle tartarughe, i corni di rinoceronte, i pezzi di corallo e le conchiglie. Ma anche i monili, i souvenir e i medicinali realizzati con parti di piante e animali protetti e tutelati dalla Convenzione internazionale di Washington (Cites).

Vedere gli animali vivi e in buona salute aiuta i bambini a capire i motivi per cui è necessario non fargli del male’, spiega Coccia. L’idea è cercare di spiegare loro che il Corpo forestale si batte per fermare il traffico illegale. Inoltre nei 17 ettari del Bioparco ci sono piante secolari. Ed è importante che i bambini capiscano anche quanto sia importante il valore della vita.

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Tra gli esempi dei crimini che più colpiscono, la strage degli orsi della luna in Tibet, dove più di 20.000 esemplari sono stati costretti a vivere in specie di lager chiamati ‘fattorie della bile’, con un catetere impiantato nell’intestino per estrarre il liquido considerato prezioso nella medicina cinese e utilizzato come ingrediente base di integratori, shampoo, utilizzato persino per vini e bevande energetiche. Una tortura straziante che può durare anche per tutta la loro vita.

Non va meglio a tigri, squali, rinoceronti, tutti colpiti dalla superstizione umana che ha visto in alcune parti del loro corpo il segreto della virilità. Credenze che oggi appaiono ridicole e provocano inutili violenze del tutte gratuite.

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