A State of the Net a Trieste si è parlato anche di Ecologia

di Rossella del 5 giugno 2013

Ci ha contattato Luca Vivan che è appassionato di ecologia e che il 31 maggio e l’1 giugno è stato a Trieste a State of the Net (http://sotn.it/), la conferenza internazionale sullo stato della Rete cercando di cogliere gli aspetti innovativi e le prospettive ecologiche.

Luca ci ha mandato una relazione sugli interventi compreso quello più atteso di Petrini, il fondatore di SlowFood e vi riportiamo di seguito molto volentieri le impressioni di Luca.

” La complessità è stato il tema dell’edizione 2013 di State of the Net, conferenza internazionale sullo stato della Rete che si è svolta il 31 maggio e l’1 giugno al molo IV del porto di Trieste. Numerosi esperti  di diversi paesi sono intervenuti portando la loro esperienza di imprenditori, giornalisti, ricercatori o attivisti. Tra un intervento ed una discussione ho cercato di cogliere gli aspettivi di innovazione e di criticità, attento alla dimensione ecologica di un fenomeno, quello del web, che sta radicalmente trasformando l’interazione umana.

Per gli ecologisti non è più possibile prescindere da un cambiamento come quello dei social media perché le nostre vite sono sempre più influenzate dalla rete e la stessa ecologia non è più un fenomeno di nicchia come era negli ’70. L’agenda ecologica è entrata nel discorso comune e allora saper usare facebook, twitter o i blog diviene indispensabile, l’ecologista o il semplice cittadino a cui sta a cuore il proprio territorio  è gioco forza un media activist.

“What we do is relevant“, ogni gesto che facciamo ha un’importanza per l’intero sistema, come afferma Gigi Tagliapietra, imprenditore del settore hi tech, in tal modo il postare contenuti di un certo tipo attraverso i propri canali social può contribuire ad un cambiamento reale. Luca De Biase, giornalista del Sole24ore, si spinge ad affermare che gli innovatori dell’ecologia verranno fuori proprio dalla rete e non può essere altrimenti, dato che solo in Italia ci sono 23 milioni di profili facebook.

Il Web non ha solo una aspetto ludico di incontro tra individui o un lato commerciale, il ricercatore Jan Reichelt ci dimostra infatti con la sua piattaforma Mendeley che la Rete sta diventando un sistema per mettere a disposizione le ricerche accademiche di tutto il mondo, in modo da creare una rete di collaborazione tra i gruppi di ricerca. Piattaforme di questo tipo rappresentano la possibilità di diffondere studi e soluzioni mirate a salvaguardare l’ambiente con una rapidità ed un grado di interazione tra associazione e individui mai visto prima.

L’entusiasmo per le tecnologie informatiche, per i dispositivi fissi o portatili non deve comunque farci dimenticare le implicazioni ecologiche di un fenomeno cresciuto in modo abnorme in pochi anni. L’esperto di tecnologie Marco Zamperi parla in modo forse troppo superficiale di I-environment (Internet everywhere, anywhere), ossia di connessioni sempre più potenti in qualsiasi punto del mondo, a cui accediamo con telefoni o pc la cui fabbricazione ha un impatto ambientale non irrilevante. E’ forse questo l’aspetto più critico che una conferenza come State of the Net trascura, la Rete non è un fenomeno “gratuito”, per accedere ad internet abbiamo bisogno di apparecchiature i cui componenti sono costruiti in fabbriche della Cina dove la manodopera è sfruttata, a partire da metalli rari come il tantalio che vengono estratti in condizioni spesso disumane in Africa. Non possiamo nemmeno tralasciare il fenomeno dei campi magnetici, è pronta ormai la tecnologia 4G che aumenterà la potenza del segnale, con rischi sempre più rilevanti per la salute dell’intero ecosistema.

L’intervento di Carlo Petrini, fondatore di SlowFood, ultimo di due lunghe e interessanti giornate, fornisce in qualche modo una risposa a questo dilemma, al fascino scontato della tecnologia che dimentica l’essere umano e l’ambiente.

I pc, il web non si mangiano, afferma Petrini, ricollegandosi al famoso proverbio indiano secondo cui una volta esaurite le risorse naturali ci accorgeremo che non si potrà mangiare il denaro. Bisogna ripartire dalla cura della terra, solo così si può superare una crisi entropica, parte di un sistema alimentare planetario che non ha alcuna remora a definire criminale, dove l’80% delle sementi è proprietà di 5 multinazionali.

La gastronomia  di Petrini è una scienza complessa, dove si mescolano la biologia, l’antropologia, l’agronomia e l’economia politica. Il gastronomo così inteso è per forza un ecologista, capace di analizzare la realtà politica e di agire nella propria comunità, di creare interazioni, basate non solo sulla ragione, ma soprattutto sull’intelligenza affettiva, che prevede un’apertura del cuore, che crea la fratellanza necessaria per dare vita ad un vero cambiamento mondiale. Terramadre, il movimento avviato da SlowFood nel 2004, è ormai una rete mondiale che elabora non solo informazioni ma azioni concrete, che si affida alla rete per sviluppare soluzioni e strategie creative, come quelle di una comunità sahariana che usa facebook per vendere la propria marmellata di datteri biologici.

“Tutto deve ricominciare ma tutto è già ricominciato” affermava Edgar Morin, sociologo francese, le miriadi di associazioni di piccoli contadini o di attivisti sono come fiumi carsici che nel silenzio dei media ufficiali stanno scrivendo un nuovo capitolo dell’ecologia. Petrini ha parlato come un gastronomo che ama talmente il cibo da non poter tollerare lo scempio alimentare della nostra epoca, ha parlato con il cuore e siamo stati in molti ad essere usciti dalla conferenza con qualcosa in più, colpiti nell’animo.

Il prossimo anno sarà quello mondiale dell’agricoltura familiare, delle realtà contadine che stanno resistendo all’omologazione delle culture o al land grabbing, il furto dei terreni fertli da parte di multinazionali o governi, e di Foodstock, un festival organizzato da SlowFood in Piemonte che vedrà giovani da tutto il pianeta confrontarsi sul tema del cibo, della sovranità alimentare e dell’ecologia.

La rete virtuale può divenire un potente alleato di quella reale, costituita da milioni di persone che con tenacia e una visione nuova stanno affrontando la complessa sfida del mondo attuale, solo se sappiamo valorizzare l’ambiente che in definitiva è il vero sostegno dell’attività umana. Internet esiste perché c’è una produzione di cibo e di prodotti, è questo in sintesi il senso dell’intervento di Petrini, altrimenti rischiamo di perderci nel virtuale, nei giochi della pubblicità e della speculazione. La complessità del web non deve farci dimenticare l’intreccio molto più profondo tra l’essere umano e la Natura, la rete biologica che è il fondamento di ogni interazione sul nostro pianeta.”

Ringraziamo Luca Vivan per l’articolo e vi rimandiamo a questi siti per ulteriori approfondimenti:

 

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