Acqua nel mercurio o mercurio nell’acqua?

di Claudio Riccardi del 14 maggio 2013

Mangiare pesce, a dispetto del credo popolare, potrebbe risultare ben poco salutare, ed anzi dannoso per l’organismo dell’uomo. La colpa non è da attribuire ai pesci, ma all’uomo che con le sue attività produttive contamina la fauna ittica.

Sul banco degli imputati sono tutte le sostanze che spinte verso l’atmosfera dai fumi degli scarichi, vengono poi riversati attraverso le precipitazioni nelle acque, e di qui messi in circolo negli ecosistemi marini, lacustri e fluviali.

Queste piogge inquinate contengono soprattutto mercurio, un metallo invisibile quanto nocivo per i pesci, e per gli uomini che dei pesci si nutrono. Anche perchè non esiste certificazione e tracciabilità per buona parte del pesce che ogni anno ingeriamo, in Italia si parla di 19,7 chili pro capite.

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I consumatori non sanno di fatto se la carne di acqua dolce o salata che  ingeriscono provenga da acque contaminate. A sciogliere diversi dubbi è comparso sulla scena nei giorni scorsi un importante dossier, dal titolo “Sources to Seafood: Mercury Pollution in the Marine Environment“.

Uno studio che ha visto coinvolto per due anni un team di 70 ricercatori (esperti di biologia, ecotossicologia, ingegneria, geochimica ambientale, l’epidemiologia)  con l’obiettivo di determinare la presenza di mercurio nell’ambiente marino, con particolare riferimento alla Baia di San Francisco, al golfo del Messico, all’Oceano Artico, all’estuario del fiume Hudson e ad altri specchi d’acqua situati negli Stati Uniti.

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Ebbene, secondo il dossier il mercurio non si vede ma è presente, in quantità più che raddoppiata rispetto al secolo scorso, per responsabilità da attribuire esclusivamente alle attività umane nei pressi delle coste. E con effetti che si traducono, per chi ingerisce pesce contaminato, in disturbi cognitivi, e nel caso dei bambini, in problemi di sviluppo.

Il gruppo di scienziati, coordinati dal Dartmouth-led Coastal and Marine Mercury Ecosystem Research Collaborative (C-MERC), con questo studio hanno contribuito ai lavori del comitato intergovernativo per il negoziato sull’ambiente delle Nazioni Unite (INC5) in programma nelle prossime settimane a Ginevra. Il negoziato si propone di dar forma a una strumento giuridicamente vincolante per limitare il rilascio di mercurio per l’ambiente.

E’ quanto ci auguriamo tutti, per la nostra e la salute dei bacini idrici.

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