Acquacoltura: come vengono allevati i pesci che non sono pescati

by Valerio Guiggi on 29 febbraio 2016

L’acquacoltura è uno dei sistemi di allevamento animale più diffusa ed importante, ma è poco conosciuta. Oggi cercheremo di capire come funziona.

Quando si pensa al pesce, quando si va a comprare, generalmente si pensa che sia stato pescato. E invece, per la maggior parte delle specie che mangiamo, non è così: la tecnologia di allevamento del pesce, infatti, ha fatto passi da gigante in questi ultimi anni e ad oggi sono presenti, all’estero e anche nel nostro Paese, tantissimi allevamenti di specie ittiche,chiamati acquacoltura, da cui proviene il pesce a basso costo che troviamo nei supermercati.

Prima di capire come funziona, è bene ricordare che non tutti i pesci si possono allevare, ma qualcuno deve necessariamente essere pescato. In particolare parliamo di molluschi, perché i polpi o le seppie, semplicemente, in cattività non si riproducono. Quando i ricercatori capiranno perché, si aprirà la strada per allevarli, ma per adesso tutti i prodotti che mangiamo non allevabili sono necessariamente pescati.

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Tra i pesci il cui allevamento è più comune troviamo il salmone, la carpa, la tilapia, il pangasio (non qui ma in oriente) e poi le orate, i branzini (o spigole), naturalmente le trote, di cui in molti avrete visto gli allevamenti, e i gamberi. Sulle etichette dei prodotti che mangiamo c’è sempre scritto se il pesce è pescato, e dove, o se è allevato.

Acquacoltura: come funziona

Pero aprire un’acquacoltura serve soprattutto una cosa: tanta acqua calda. I pesci, infatti, sono animali a sangue freddo, e sono in grado di resistere anche a temperature molto basse (poi dipende dalla specie) ma con una caratteristica: il loro metabolismo rallenta quanto l’acqua è più fredda.

Questo significa che se l’acqua è a 15° invece che 30°, mangeranno a metà della velocità, digeriranno a metà della velocità, si muoveranno a metà della velocità e ovviamente cresceranno nel doppio del tempo.

È per questo che ci vuole una temperatura adatta a non farli al vapore, certo, ma nemmeno troppo bassa, altrimenti non crescono. Il riscaldamento dell’acqua è una delle componenti economiche più importanti e pesanti dell’acquacoltura.

Generalmente in ogni acquacoltura ci sono delle vasche, dei riproduttori, che producono uova, quindi novellame, che sarà una volta cresciuto il pesce da vendere.

Acquacoltura: come nutrire il novellame

Il novellame è molto difficile da trattare; i pesci appena nati si vedono a malapena ad occhio nudo e, più che a pesci, somigliano a delle larve, e hanno ben poco a che fare con il pesce che siamo abituati a vedere. Il problema è che i pesci non riescono a mangiare il mangime classico, come invece fanno i pulcini di uccello.

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Per questo, in allevamento bisogna tenere un secondo allevamento, che è quello dei rotiferi, che sono piccoli animaletti microscopici. La larva di pesce non è in grado di vedere ma solo di percepire che qualcosa intorno a lei si muove. Il suo cibo, insomma, deve muoversi ed essere più piccolo di lui, ed è per questo che si forniscono questi organismi per poter nutrire i pesci nella prima fase della vita.

Ma ovviamente anche i rotiferi devono pur mangiare qualcosa, per questo nell’acquacoltura è presente un terzo allevamento, che è quello delle alghe, che costituiscono a loro volta il nutrimento dei rotiferi.

Quando il pesce cresce, poi, ha bisogno di un altro tipo di mangime vivo, gli si danno le artemie, piccoli gamberetti microscopici. Questi non si allevano, si comprano già pronti da chi li pesca, e si usano per nutrire il pesce fin quando è abbastanza grande da poter mangiare il mangime vero e proprio, simile a quello per cani o per gatti.

A questo punto, fin quando il pesce avrà raggiunto la “taglia commerciale”, che per un’orata è di 450 grammi, si nutre con il mangime. Per arrivare dalla nascita a questi famosi 450 grammi, mediamente un’orata impiega 18 mesi. Per fare un paragone, un bovino in 18 mesi diventa 450, si, ma chili. Mille volte tanto. Spiegato così il motivo per cui il pesce è così caro.

Una volta che il pesce ha raggiunto la taglia commerciale viene pescato dalle vasche di allevamento e poi venduto dopo essere stato stordito con il ghiaccio (non c’è macellazione) ed eventualmente viene lavorato.

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Esiste anche un tipo particolare di acquacoltura, detta maricoltura, o allevamento in mare, che da un prodotto qualitativamente migliore perché i pesci, quando sono abbastanza grandi da non scappare dalle reti, vengono messi in vasche che si trovano in mare, e lì oltre al mangime assumono tutti i componenti per loro naturali, tipici proprio del mare, che gli conferiscono un sapore migliore e, quindi, una maggiore qualità.

Immagine via shutterstock.

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