Agostino il custode: metafora di un “fare” sostenibile

di Massimiliano il 7 dicembre 2010 · 0 commenti

Mancano pochi giorni all’inizio del Sardinian Sustainability Film Festival che si terrà a Norbello e Abbasanta, in provincia di Oristano, un inedito appuntamento cinematografico dedicato alla sostenibilità sociale e ambientale. Ricco il programma di cortometraggi, tra cui un documentario che abbiamo potuto vedere nei giorni scorsi e che recensiamo per la sua forte valenza simbolica.
Il documentario si chiama “Il Custode”: realizzato da Gian Basilio Nieddu e Giuseppe Boeddu, si può facilmente vedere, basta un click, nella  Digital Library della Regione Sardegna. Un portale, voluto dall’ex presidente Renato Soru, dove è possibile vedere decine e decine di documentari, film, immagini sulla Sardegna: http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.html.

Narra di una persona semplice, analfabeta, ma ricca di iniziativa. E soprattutto con una forte coscienza ecologica e sociale. Si chiama Agostino, fa il servo pastore (termine in verità bruttissimo) ma si è inventato un lavoro che oggi si può definire da green economy per il suo alto tasso di sostenibilità ambientale e sociale. Si tratta del recupero di un’antica stazione termale, seppur modesta nei suoi spazi, che Agostino ha ripulito e reso fruibile a turisti e cittadini di un paese sardo. Una vera impresa  raccontata che il documentario “Il Custode” narra con molta umanità.
Il documentario, che è visibile a questo indirizzo della Digital Library della  Regione Sardegna è stato finanziato dal Isree (http://www.isresardegna.it/), l’Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna, che in questi ultimi anni ha prodotto numerose ricerche di antropologia visuale e di cinema sostenibile.

La storia è quella del pastore Agostino, ma la metafora è chiara: è una metafora sulle opportunità sostenibili di fare turismo in Sardegna (e non solo). Come dimostra l’esperienza del protagonista per migliorare la qualità del turismo non è sempre necessario progettare grandi interventi infra strutturali che spesso hanno degli impatti negativi dell’ambiente. A volte basta recuperare, riusare, valorizzare le risorse presenti.

Agostino con poche centinaia di euro ha ripulito spogliatoi e vasche di questa piccola piscina termale, già conosciuta dai Romani, e offerto un servizio ai tanti turisti che raggiungono la vicina spiaggia di Cartoe. Un fazzoletto di sabbia nel comune di Dorgali e a pochi chilometri  dalle grotte di Ispinigoli, visitabili e importante monumento naturale della zona, che viene molto apprezzato dai visitatori. Che dopo la spiaggia e grazie ad Agostino possono rigenerarsi e immergersi nelle acque di Su Anzu (questo il nome della stazione).

Il protagonista dalla primavera all’autunno divide la sua giornata tra l’ovile dove si prende cura delle pecore, la spiaggia e Su Anzu. Un microcosmo dove coltiva le sue innumerevoli relazioni sociali. Un modo positivo per stare con la gente e guadagnare due soldi due offrendo il suo servizio di custodia e manutenzione quotidiana. Il documentario registra la giornata e offre un modello di gestione delle risorse naturali da imitare.

Il documentario si conclude con una frase anch’essa fortemente simbolica dell’economista eretico Albert  Hirschman <<lo sviluppo non dipende da una combinazione ottima di risorse e fattori determinati ma dalla mobilitazione di risorse e capacità nascoste, disperse o malamente utilizzate>>.

Insomma, per fare sviluppo non si può affidamento solo sull’abbondanza delle materie prime o dei capitali  ma sulle risorse umane: creatività e fantasia in primis.

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