Agricoltura biologica: vantaggi e certificazioni

di Elle del 24 giugno 2016

Andiamo alla scoperta dell’agricoltura biologica, chiarendone bene lo scopo, i vantaggi con anche un approfondimento sulle strutture che operano nel biologico in Italia.

La bioagricoltura o agricoltura biologica si pone come obiettivo la produzione di frutta e verdura nel pieno rispetto della stagionalità e con una particolare cura nella coltivazione dei terreni.

Caratteristica peculiare e distintiva dei prodotti coltivati secondo le norme ‘bio’ è l’eliminazione di sostanze chimiche per il trattamento delle piante. Va evitato anche l’uso di diserbanti e concimi non naturali. Ma vediamone bene la definizione.

Agricoltura biologica: cosa vuol dire?

Con il termine Bioagricoltura o Agricoltura Biologica si fa riferimento alla norma europea 2092/91 che sostanzialmente detta le linee guida per una produzione di frutta e verdura BIO.  Rispettando la “normale” stagionalità nei periodi di crescita dei frutti, una coltivazione curata dei campi e sopratutto dove sono vietati:

– l’utilizzo di sostanza chimiche e/o sintetiche per trattare le piante
– l’utilizzo di diserbanti
– l’uso di concimi che non siano naturali

La filiera della produzione in agricoltura biologica è interamente controllata, protetta e garantita dalla coltivazione alla vendita.

Pro e contro dell’agricoltura biologica per l’ecosistema

I risultati di uno studio del Rodale Institute, un ente che ha realizzato studi pratici comparati tra agricoltura biologica e convenzionale, hanno evidenziato che coltivando i terreni in base al criterio della rotazione delle colture e secondo le regole della agricoltura biologica si ottengono raccolti non solo quantitativamente equivalenti ma anche migliori per la salute, data l’assenza di residui di fitofarmaci e sostanze chimiche.

Un altro studio del Rodale Institute, il primo ente a realizzare studi pratici comparati tra agricoltura biologica e convenzionale (con uso di pesticidi e fertilizzanti), ha da poco pubblicato i dati sugli studi comparati effettuati tra il 1981 ed oggi: prima che qualcuno dica che i risultati non sono validi, in quanto prodotti da un istituto storicamente a favore dell’agricoltura biologica, va detto che il Rodale Institute è un’istituzione molto seria nel suo campo e collabora da anni con l’Agricultural Research Service degli Stati Uniti.

I risultati principali dello studio dicono che:

  • i terreni condotti secondo le regole della bioagricoltura, con la rotazione delle colture, hanno offerto un raccolto numericamente equivalente, oltre che privo di residui di fitofarmaci e sostanze chimiche e migliore per la salute, sia per quanto riguarda la soia che il mais;
  • nelle stagioni di siccità, i campi coltivati in maniera organica hanno offerto raccolti maggiori rispetto a quelli convenzionali;
  • i terreni condotti secondo i principi della bioagricoltura hanno mostrato una maggiore resistenza alle erbacce e hanno lasciato (ma questo era ampiamente previsto) un suolo in migliore salute e più fertile rispetto a quello dell’agricoltura convenzionale.

Un gruppo di scienziati dell’unità di ricerca sulla conservazione della natura (Università di Oxford) ha invece condotto un progetto interessante sul reale impatto ambientale dell’agricoltura biologica e dell’agricoltura tradizionale arrivando a conclusioni apparentemente contrarie.

In base ai risultati dello studio pubblicato sul Journal of Environmental Management, se si calcola l‘impatto ambientale per unità di area coltivata allora gli effetti nocivi sono effettivamente inferiori, ma se consideriamo l’unità di prodotto gli effetti sono addirittura maggiori!

I risultati sono stati ottenuti confrontando fra loro una settantina di studi europei e considerando come indicatori di confronto: il contenuto della sostanza organica nel suolo, le emissioni di ossido di diazoto, di ammoniaca e gas serra, le perdite di azoto e di fosforo, il consumo del suolo e dell’ energia, il potenziale di eutrofizzazione e di acidificazione dell’ambiente, la tutela della biodiversità.

Agricoltura biologica: un modello che presenta tanti vantaggi

Prendiamo in esame qualcuno di questi indicatori: per quanto riguarda i valori della biodiversità, generalmente dove viene praticata una coltivazione biologica abbiamo una biodiversità superiore del 30%, ma c’è una buona percentuale di studi pari al 16% che descrive di un effetto negativo sulla variabilità della specie.

Rispetto alle emissioni di ossido di diazoto, di ammoniaca e di azoto, il potenziale di eutrofizzazione (cioè il potenziale di arricchimento nutrizionale) e quello di acidificazione (cioè la presenza di sostanze acidificanti) è maggiore nell’agricoltura biologica per unità di prodotto.

E’ inferiore solo se consideriamo l’unità di area coltivata e questo potrebbe dipendere dal fatto che la resa dei terreni in cui non sono utilizzati pesticidi è decisamente inferiore, almeno del 25%.

Questo comporta, come effetto secondario, un maggior consumo di suolo per ottenere grandi quantità di prodotti, valore che viene poi equilibrato da una riduzione di inquinamento e consumo di energia legato al mancato trasporto dei fertilizzanti.

Per quanto riguarda le emissioni di gas serra, non sono state riscontrate particolari differenze tra i due sistemi.

Gli studiosi del gruppo di ricerca ritengono che una possibile soluzione possa essere quella di integrare le qualità dei due sistemi di coltivazione, cercando di ottimizzarle al meglio col fine ultimo di ridurre l’impatto ambientale.

Se è vero che per una coltivazione bio sono richiesti spazi maggiori, è pur vero che questo dipende dalla grande richiesta di produzione di cibo, fattore che difficilmente può essere tenuto sotto controllo.

Quale potrebbe essere allora una strategia d’intervento? Secondo Tuomisto e collaboratori bisognerebbe puntare sullo studio di ibridi che non contengano sostanze chimiche, dannose sia per l’uomo che per l’ambiente, ma che siano il frutto di incroci di piante migliorando anche il controllo dei nutrienti del terreno, dei parassiti e delle erbe infestanti.

Agricoltura biologica e tecniche:  la lotta biologica

Tra le tecniche dell’agricoltura biologica che eliminano l’utilizzo di sostanze artificiali nelle colture compare la lotta biologica.

  • Si tratta di una tecnica che punta sull’antagonismo esistente fra gli organismi viventi per sconfiggere quelli dannosi per le coltivazioni agricole.
  • Il principio base, quindi, consiste nel mantenimento e nella protezione dell’equilibrio naturale insieme allo sfruttamento diretto dei parassiti predatori degli animali nocivi.

L’allevamento di insetti utili, diventa, nella prospettiva della lotta biologica, la strategia ideale per coniugare la migliore qualità nella produzione agricola con la sostenibilità ambientale: ciò viene fatto propiziando la moltiplicazione dei cosiddetti insettiutili’. Eliminando le principali cause della loro distruzione, che nella maggior parte dei casi sono i pesticidi e gli additivi chimici comunemente utilizzati in agricoltura.

La lotta biologica contro i parassiti delle nostre piante passa infatti attraverso alcuni animali utili da attirare per ottenere fioriture e raccolti più generosi e difendere efficacemente le piante. Questo può essere fatto anche in un piccolo appezzamento o in un orto.

Farfalle, coccinelle e api sono, infatti, fondamentali per l’impollinazione e la distruzione degli insetti dannosi per le colture. Ma come riuscire ad attirarli in modo spontaneo e naturale? In primo luogo è utile sapere che questi insetti sono richiamati principalmente da tre fattori: profumo, polline e colori. Le farfalle, ad esempio, amano i fiori bianchi, come il mughetto e l’echinacea, mentre le api prediligono le fioriture blu e gialle ricche di polline, come margherite e salvia.

Se, da una parte, piantare alcune di queste piante può favorire la visita (gradita) degli insetti impollinatori, dall’altra bisogna stare attenti a fare in modo che essi si dedichino a questo importante lavoro, evitando ‘distrazioni’ con piante fin troppo apprezzate, come il tarassaco, l’erba medica, il girasole e il tiglio, che diventerebbero la loro meta preferita.

Ci sono poi delle piante ‘specializzate’ nell’attirare una vasta gamma di sirfidi, insetti specializzati nell’impollinazione e nella distruzione degli afidi; la calendula e il tagete, tanto per citarne alcuni, ma anche l’ortica e il fiordaliso, amate in particolare dalle coccinelle, che sembrano apprezzare anche il cavolfiore e i broccoli.

Se ben posizionate e coltivate, queste piante, in perfetta azione sinergica, riusciranno a farci evitare l’impiego di pesticidi chimici dannosi per l’ambiente e la salute.

È anche vero, d’altronde, che da sola questa strategia non può assicurare la protezione totale delle colture, dato il numero limitato di specie di insetti controllabili. Ciononostante, si tratta di un principio importante che sta alla base dell’agricoltura biologica.

Per questo iniziano ad essere adoperate anche altre tecniche naturali di tipo biologico, come i feromoni, le sostanze emesse da apposite ghiandole, che possono costituire una trappola per le molteplici specie che si nutrono delle piante.

Agricoltura biologica: libri consigliati

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Agricoltura biologica

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Sempre sul tema alimentazione naturale e del biologico, eccovi tutti i riferimenti sul nostro sito nella sezione che abbiamo dedicato alle recensioni delle strutture attive nel biologico in Italia:

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