Agricoltura e bioenergia: la produzione di biocarburanti non è sostenibile e toglie terra fertile

di Marco Grilli del 19 marzo 2015

Agricoltura e bioenergia non vanno più a braccetto, dopo numerosi studi si è capito che i biocarburanti non sono realmente sostenibili perché non riducono i gas serra e sottraggono terreno all’agricoltura, hanno bassa efficienza e limitata resa energetica.

Non sono efficienti, sottraggono terreno fertile all’agricoltura e non riducono l’emissione di gas serra. Frena l’entusiasmo sui biocarburanti, accolti negli ultimi anni come una vera ancora di salvezza, poiché ritenuti capaci di ridurre la dipendenza dalle inquinanti e costose materie prime fossili.

Conferma questo scetticismo il prestigioso World Resource Institute che su questo tema ha appena pubblicato un interessante ed esaustivo dossier dal titolo: Avoiding Bioenergy Competition for food crops and land.

Secondo tale studio, la destinazione dei terreni e l’utilizzo dei raccolti per la produzione di biocarburanti non sostenibile, che in futuro potrebbe compromettere la richiesta di maggior cibo da parte della popolazione mondiale, in costante crescita.

Per approfondire:  Biocarburanti, alimentano la fame invece di aiutare il pianeta

È stato calcolato che la domanda alimentare nel 2050 salirà del 70% (rispetto al 2006), ma se le più importanti economie mondiali continueranno a portare avanti ambiziosi progetti di sviluppo dei biocarburanti, tale margine, già difficilmente colmabile, sarà destinato a salire al 90%.

Bassa efficienza del biocombustibile

Il World Resource mostra forti dubbi anche sull’efficienza dei biocarburanti di seconda generazione, quelli derivati dalla cellulosa, che possono utilizzare anche i residui e gli scarti dei raccolti. Generalmente, infatti, la loro produzione richiede di piantare prati e alberi a crescita veloce, che prediligono proprio i terreni fertili e relativamente pianeggianti destinati all’agricoltura. Anche in questo caso tali innovativi biofuel entrano in competizione con le colture alimentari, senza riuscire inoltre a garantire la stessa efficienza dei biocarburanti di prima generazione (per esempio quelli derivati dal mais), molto più produttivi.

Altrettanto folle sarebbe pensare di utilizzare le foreste esistenti o di convertire le savane legnose per la produzione dei biofuel derivati dalla cellulosa. Ne pagheremmo il conto in termini di impatto ambientale e perdita di biodiversità.

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I biocarburanti rubano terreno fertile e non hanno alte rese energetiche

 

Il Mondo è sempre più affamato e reclama la necessità di maggiori produzioni alimentari: neppure il ricorso alla terre incolte o degradate (tra l’altro di difficile classificazione) o lo sfruttamento della potenziale crescita dei raccolti, paiono quindi essere scenari futuri possibili per le bioenergie.

L’obiettivo del 20% della produzione totale di energia derivato proprio dalle bioenergie entro il 2020 è irrealistico e non sostenibile. Per soddisfare tale target, infatti, si dovrebbe addirittura raddoppiare la produzione annuale mondiale di materiale vegetale in tutte le sue forme. Tutto ciò mentre il mondo reclama più cibo per la popolazione, foraggio per il bestiame, residui per reintegrare i terreni agricoli, pasta di legno per la carta e legna in generale per le costruzioni e altri scopi.

Bassa resa dei biocombustibili

La fotosintesi è un mezzo efficace per la produzione di cibo e per l’accumulo di carbonio nella vegetazione, ma è poco efficace se usata per la conversione dell’energia delle radiazioni  solari ad una forma di energia che non sia non legata al cibo, e che sia fruibile dalla popolazione. Un solo esempio: la canna da zucchero coltivata nei fertili terreni brasiliani converte all’incirca lo 0,5 % della radiazione solare assorbita in zucchero, e solo lo 0,2% circa in etanolo. Proprio questa bassa efficienza, che potrà esser solo leggermente migliorata in futuro, e spiega come mai serva una gran quantità di terra fertile per produrre un ammontare modesto di bioenergia, che a sua volta accentua notevolmente la competizione globale per la terra.

Meglio il fotovoltaico

Dallo studio risulta impietoso anche il confronto con un’altra energia pulita, il solare fotovoltaico. Oggi tale sistema riesce a generare una quantità di energia fruibile per ettaro, maggiore di 100 volte rispetto alle bioenergie. Il fotovoltaico inoltre non entra in competizione con l’agricoltura, perché può sfruttare aree non legate alla coltivazione, come i tetti delle abitazioni, le zone secche e le regioni desertiche. Senza dimenticare che un utilizzo su larga scala delle bioenergie contribuisce a far aumentare i costi del cibo, del legname e della terra, mentre il fotovoltaico risulta in prospettiva sempre più conveniente dal punto di vista economico.

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Agricoltura e bioenergia: la produzione di biocarburanti non è sostenibile e toglie terra fertile

Promette bene anche lo sviluppo tecnologico dei metodi di conservazione del calore, che contribuiranno a limitare i maggiori inconvenienti di questi sistemi fondati sull’energia solare.

I biocarburanti emettono gas serra quanto i combustibili fossili

L’indagine del WRI smonta anche la convinzione che le bioenergie contribuiscano a ridurre le emissioni di gas serra. Bruciare direttamente biomasse significa rilascia in atmosfera un quantitativo di CO2 leggermente superiore a quello generato dai combustibili fossili, per lo stesso quantitativo di energia prodotta. L’ipotesi di riduzione delle emissioni di gas serra grazie alle bioenergie invece delle materie prime fossili non prende in considerazione l’emissione di CO2 derivata dalla combustione delle biomasse, perché si crede che venga compensata da quella assorbita dalle piante. Cosa che in realtà non avviene. Se ad esempio i campi di mais vengono utilizzati per la produzione di bioetanolo destinato ad alimentare le automobili, quelle stesse piante coltivate per le bioenergie non saranno in grado di ridurre le emissioni ulteriori di gas serra, mentre le vetture circolanti continueranno a produrre un quantitativo di CO2 all’incirca uguale a quello derivato dai tradizionali combustibili fossili.

Lo sapevi? Biocarburanti: per Greenpeace sono inquinanti e si deve limitarne l’utilizzo per legge

Il dossier ha comunque individuato alcuni tipi di biomasse addizionali (ad esempio segatura, residui agricoli e forestali, alcuni concimi inutilizzati, avanzi di legna urbana, rifiuti organici cittadini ecc.) che non entrano in conflitto con la produzione di cibo o qualsiasi altra destinazione del terreno, e quindi potrebbero ridurre le emissioni di gas serra e contribuire alla sostenibilità del futuro. Sebbene le tecnologie di seconda generazione per convertire i residui dei raccolti in bioenergie evitino la competizione con la terra produttiva e mostrino un certo potenziale, resta però difficile pensare che queste risorse, a causa della loro scarsa efficienza, possano coprire anche in futuro una percentuale significativa del fabbisogno energetico totale.

In conclusione, il World Resource Institute suggerisce ai Governi di rivedere le proprie politiche sull’utilizzo delle bioenergie derivate dai raccolti o comunque da un utilizzo apposito del terreno fertile, invitando a sostenere lo sviluppo dell’energia solare, molto più efficiente e sostenibile.

crescita pianta

E difficile pensare che i biocarburanti, per la loro scarsa efficienza, possano coprire il fabbisogno energetico totale.

 Norme europee per l’energia dei trasporti da rinnovabili

Intanto, entro il 2020, le leggi europee mirano a garantire che il 10% del totale di energia del settore dei trasporti sia derivata da fonti rinnovabili. Ebbene, visti i pareri contrastanti sulla reale efficacia e convenienza dei biocarburanti di prima generazione, la Commissione ambiente del Parlamento europeo ha stabilito che quest’ultimi non dovranno superare il 6% del consumo energetico totale legato ai trasporti.

Già molte organizzazioni ambientaliste asiatiche, africane e sudamericane hanno espresso preoccupazioni sulle devastanti conseguenze legate alla crescente domanda di biocarburanti, che in questi Paesi si traducono in deforestazione selvaggia, furto di terre, aumento dei prezzi dei generi alimentari di prima necessità e maggiori emissioni di gas serra in atmosfera.

La stessa Banca Mondiale è fermamente convinta che l’agricoltura sia il settore che più di ogni altro può contribuire allo sviluppo socio-economico inclusivo e a ridurre la povertà.

La terra fertile è una risorsa limitata e preziosa che deve essere impiegata razionalmente, ora che incombe una grande sfida per l’umanità: quella di riuscire a produrre cibo per tutti in modo sostenibile.

Ha ancora senso quindi continuare a puntare sulle bioenergie?

Immagine via shutterstock.

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