Agricoltura sostenibile in Italia i contadini adottano pratiche sempre più green

di Marco Grilli del 23 ottobre 2014

Il contributo dato dall’agricoltura sostenibile in Italia alla tutela del territorio e alla valorizzazione ambientale è sempre più importante. Come confermato dalla Confederazione italiana agricoltori, sono sempre più numerosi i produttori sensibili alla salute del nostro pianeta, che si stanno attivando per convertire in chiave ecologica il settore primario.

«Non si tratta di fare proclami green ma di attivare progetti specifici che, nel caso delle imprese agricole, vanno dalle riduzioni delle emissioni in azienda alle modifiche di alcune pratiche, come l’ottimizzazione dell’uso del suolo, le lavorazioni ridotte, l’uso di colture a radice profonda, la copertura invernale dei terreni, la manutenzione dei terrazzamenti, le rotazioni migliorative.

Senza dimenticare lagricoltura integrata e biologica, che sono neutrali rispetto ai gas serra o, più spesso, hanno un bilancio positivo perché fissano più carbonio di quanto ne emettono», spiega l’organizzazione dei datori di lavoro dell’agricoltura.

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La ferma convinzione della centralità sociale ed economica di un’agricoltura sana, competitiva e sostenibile, ha spinto Cia e Legambiente ha continuare la collaborazione già avviata da tempo, che prevede nuove iniziative comuni a sostegno del settore primario.

L’agricoltura del nostro Paese, con le sue produzioni tipiche e di qualità, gioca infatti un ruolo fondamentale per la promozione del made in Italy nel Mondo, così da meritare una maggiore attenzione da parte delle istituzioni,  non sempre pronte ad ascoltare le sollecitazioni provenienti da questo settore che, oggi più che mai, può costituire una risorsa per favorire la ripresa e la crescita dell’economia, a partire dalla creazione di nuovi posti di lavoro.

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Il ripudio degli OGM, la tutela degli ecosistemi e la difesa della biodiversità costituiscono altri titoli di merito del primario nostrano, dove gli agricoltori sono parimenti capaci di attingere agli antichi saperi della tradizione rurale, così come di sperimentare nuove tecnologie. Un patrimonio che, secondo i presidenti di Cia e Legambiente – rispettivamente  Dino Scanavino e Vittorio Cogliati Dezza – va salvaguardato e sviluppato ulteriormente con politiche realmente incisive.

La Cia, intanto, si spinge oltre e lancia un programma volto a raggiungere importanti obiettivi tra i suoi produttori, quali: la riduzione del 15% del consumo di acqua, del 20% dell’impiego di fito-farmaci, del 15% delle lavorazioni superficiali dei terreni e, contemporaneamente, l’aumento del 25% della produzione di biomasse, del 10% del biologico e del 3% dei rimboschimenti.

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Secondo l’organizzazione, il futuro dell’agricoltura amica dell’ambiente passa proprio dal riutilizzo degli scarti agroforestali al fine di produrre energia rinnovabile. Ogni anno, infatti, da questi “rifiuti” si ricavano 20 milioni di tonnellate di biomasse legnose, destinate alla produzione di energia termica o elettrica a impatto zero. Una pratica che ha consentito di evitare l’emissione in atmosfera di ben 24 milioni di tonnellate di CO2: una quantità pari a quella che produrrebbero quattro milioni di automobili a benzina, impegnate a compiere il giro della terra!

Per tutelare la nostra salute e quella dell’ambiente in cui viviamo dovremo quindi dare tutto il nostro supporto all’agricoltura sostenibile, nella speranza che trovi sempre maggior spazio nell’agenda del Governo.

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