Agromafie, che cos’è e a che punto siamo in Italia?

di Erika Facciolla del 5 novembre 2013

Quello che ruota intorno ai crimini agroalimentari in Italia è un giro d’affari da 14 miliardi di euro che a dispetto della crisi economica non sembra conoscere battute d’arresto, anzi: nel 2013 l’aumento stimato è del 12% rispetto a due anni fa, segno che il malaffare trae nuova linfa proprio dalle economie duramente provate dalla recessione.

I dati sono quelli elaborati da Coldiretti/Eurispes nell’ambito dell’ultimo Rapporto sulle ‘Agromafie’ presentato di recente a Cernobbio in occasione del Forum Internazionale sull’Agricoltura e l’Alimentazione.

La ricerca ha evidenziato che il racket messo in piedi dalle cosche del settore ha ormai adottato un vero e proprio approccio imprenditoriale che interessa l’intera filiera dell’agroalimentare, con pesanti ricadute economiche e ambientali che mettono a rischio la sicurezza dei consumatori e compromettono irreparabilmente l’immagine del Made in Italy nel Mondo.

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Sempre Coldiretti, infatti, ha scoperto che in Gran Bretagna impazza la vendita (illegale) di un kit per l’auto-produzione di formaggi italiani a marchio protetto come mozzarella, Parmigiano e pecorino romano. Cosa ancor più grave è emerso che in diversi paesi dell’Unione Europea viene utilizzato un vaccino capace di far apparire come ‘sani’ capi di bestiame gravemente malati, con ovvie ripercussioni sulla qualità dei prodotti alimentari derivati.

L’illecito alimentare è basato su uno schema fin troppo elementare: più è esteso il controllo sul comparto responsabile della produzione della risorsa primaria per antonomasia (il cibo), più le mafie consolidano il controllo sul territorio. Da questo assunto conseguono diversi problemi:

  • la possibilità di sfruttare i terreni agricoli come discariche abusive, spesso per interrare i rifiuti più pericolosi;
  • l’opportunità di diversificare gli affari illeciti lungo la filiera inserendosi in nuove nicchie di mercato;
  • riciclare denaro sporco servendosi degli esercizi commerciali (ristoranti, pizzerie, bar) controllati con l’intimidazione e l’estorsione
  • la possibilità di mettere le mani su grosse fette di uno dei settori più importanti e redditizi dell’economia nazionale

Il risultato di tutto ciò è che, solo nel 2013, un italiano su cinque è stato vittima di frode alimentare, avendo acquistato cibi dai marchi contraffatti, avariati o fasulli, spesso a prezzi nettamente inferiori per far fronte alle difficoltà economiche.

Non a caso le frodi e i sequestri di prodotti non conformi alle norme sono aumentati del 170% solo tra il 2007 e il 2013 con picchi preoccupanti per prodotti basilari come carne (24%), farina, pane e pasta (16%), latte e latticini (9%), vini e alcolici (8%). Di questi sequestri, il 20% ha riguardato la ristorazione dove per risparmiare si ricorre sempre più spesso a prodotti low-cost più sensibili al rischio adulterazione.

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L’altro risvolto delle attività perpetrate dalle agromafie sul settore alimentare riguarda l’aumento dei prezzi. Visto che la criminalità organizzata intercetta ormai tutte le fasi della filiera (dal campo alla tavola del consumatore, passando per il trasporto, lo stoccaggio e la vendita nei supermercati), a farne le spese sono le imprese agricole, gli imprenditori e gli italiani stessi.

I clan, infatti, impongono prezzi ‘gonfiati’ agli agricoltori, legiferano sui costi logistici, monopolizzano la distribuzione con le proprie ditte di trasporto e di facchinaggio e perfino con supermercati e insegne ‘di proprietà’. Tutto questo fa sì che i prezzi dei prodotti dal campo alla tavola subiscano rincari che vanno dal 77% al 294% a seconda di quanti intermediari debbano intervenire lungo la filiera.

Nell’indagine condotta da Coldiretti/Eurispes emerge che i prodotti sui quali le agromafie hanno messo ormai le mani, costituendo veri e propri ‘monopoli’, sono latte, carne, mozzarella, caffé, zucchero, acqua minerale, farina, pane clandestino, burro e, soprattutto, frutta e verdura. Agghiacciante il dato sui terreni agricoli e i campi contaminati in maniera irreversibile la cui estensione è pari ormai a quella del Friuli Venezia Giulia.

Il quadro, dunque, è fin troppo chiaro: Italia ed Europa sono chiamate ad intervenire tempestivamente visto l’alto rischio a cui è esposta la salute dei consumatori.

Nel frattempo sarà sufficiente l’attività dei Nas e delle forze dell’ordine a garantire la salubrità dei prodotti che portiamo in tavola quotidianamente?

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