Ai Mondiali di calcio Brasile, si gioca anche l’Obesity World Cup

di Alessia del 31 maggio 2014

Quest’estate, oltre agli attesi Mondiali di calcio in Brasile si disputerà per la prima volta anche l’Obesity World Cup.

L’idea è del sito Healthexpress, che ha realizzato una serie di infografiche interattive in cui ogni nazione è stata valutata non per la sua abilità calcistica ma per il suo indice di sovrappeso.

L’obesità rappresenta uno dei problemi di salute maggiormente rilevanti del nostro secolo, tra i principali fattori di rischio di malattie cardiovascolari, diabete e ictus.

Nonostante ci siano ancora molti Paesi costretti a fare i conti con la denutrizione, l’altra faccia della medaglia mostra intere Nazioni colpite da una vera e propria epidemia.

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Fino a pochi decenni fa l’obesità era una malattia strettamente legata ai Paesi industrializzati, ma le statistiche recenti mostrano come la diffusione del cibo spazzatura stia comportando conseguenze disastrose ovunque.

Attraverso questa simpatica metafora calcistica, gli esperti hanno voluto sensibilizzare la popolazione sull’importanza di iniziare a considerare il sovrappeso come una vera e propria malattia, di modo da adottare una serie di interventi volti a migliorare la qualità della vita.

I Paesi coinvolti nel progetto e che disputeranno la gara sono 32. Ad ogni torneo il vincitore verrà decretato in base al più alto tasso di obesità della popolazione. Proprio come in un vero campionato di calcio, gli Stati Uniti sono arrivati alle semifinali, ma l’ultima partita è stata giocata tra Messico e Argentina.

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E se vi state chiedendo a chi sia andata la ‘Coppa mondiale dell’obesità’, sappiate che il Messico è risultato vincitore con una percentuale di obesità pari al 32,8%. Seguono in classifica gli Stati Uniti (31,8%), l’Argentina (29,4%), il Chile (29,1%) e l’Australia (25,1%). Agli ultimi posti (quelli riservati ai Paesi più attenti alla loro alimentazione) troviamo la Corea (2%), il Giappone (4,5%), la Costa D’Avorio (6,7%), la Nigeria (7,1%) e il Ghana (8%). Noi italiani ci piazziamo a metà classifica con un tasso pari al  17,2%.

Sarà il caso di rivedere anche il nostro stile di vita, che ne pensate?

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