Non usa mezzi termini il comunicato diffuso da AIAB, l’Associazione Italiana Agricoltura Biologica, a proposito dell’ultima edizione del SANA, il Salone Internazionale del Naturale, appena svoltosi a Bologna.
Secondo l’AIAB, “Il Salone di Bologna ormai è ridotto al simulacro della fiera nazionale del biologico che è stata nel passato, diventando una fiera di importanza regionale con la partecipazione anche di operatori ben lontano dal bio“.
Sempre per AIAB, necessario ripartire da una nuova Fiera che sappia ridare dignità al settore del biologico italiano: un evento che sia in grado di rilanciare la promozione del biologico made in Italy in termini di presenza sul mercato nazionale ed estero, un evento che “sappia rilanciare l’immagine del biologico del Belpaese e sia in grado parlare con nuovi attori commerciali“.
L’Associazione Italiana Agricoltura Biologica ripone grandi speranze in questo senso nella fiera “B to bio” che si svolgerà nel Maggio 2011 a Milano.
Un evento, sempre secondo AIAB, che insieme al già affermato Tuttofood dovrebbe diventare il fulcro di una strategia di rilancio di immagine della produzione e veicolo di crescita per l’intero comparto.
Non sorprende comunque la netta presa di distanza di Aiab dal SANA: nelle precedenti edizioni Aiab si era limitata a non partecipare, quest’anno invece la sintetica nota rappresenta una chiara scelta di campo.
A noi sembra comunque che la polemica sia un po’ strumentale, a riprova del fatto che la lotta intestina tra correnti nel bio italiano si sta inacidendo: e voi, cosa ne pensate?












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Sono d’accordo con Voi sul fatto che siano prese di posizione strumentali, quando le manifestazioni fieristiche sono in crisi è per il semplice motivo che sono le aziende stesse ad esserlo. La decisione di passare da un’organizzatore all’altro non risolve certo le problematiche del settore, anzi crea solo confusione negli operatori. Queste sono scelte dettate da interessi economici e basta. La Fiera di Milano da quando ha aperto il nuovo quartiere ha messo in atto una spietata politica di cannibalizzazione di fiere , dovrà pur riempirlo quel quartire enorme e dovrà giustificare la quantità impressionante di finanaziamenti statali ed europei che è arrivata nelle loro casse. ma nessuno ne parla, sembra che loro siano dei fenomeni , ma così non è , hanno il favore della stampa che tace sui fallimenti di nuove iniziative, sulla chiusura di manifestazioni storiche, sull’accorpamento di due o più manifestazioni nelle stesse date, pur di far vedere che il quartiere lavora. E la smettano le associazioni di categoria di incolpare altri della loro incapacità di far fronte alla vera necessità dei loro associati: procurarsi oppurtunità di lavoro, non di certo essere in balia di decisioni discutibili che ricompensano solo chi le prende.
Le aziende che abitualmente fanno fiere sono stanche di queste diatribe che ottengono il solo risultato che le stesse smettano di esporre nelle fiere italiane e sempre più spesso si rivolgano all’estero.
Caterina, sono d’accordo con te e qui mi sembra ci sia sotto anche una mentalità molto italiana, molto qualitativa e poco quantitativa.
Se una cosa è un successo o no, lo possono dire i numeri. Io posso dire che al SANA siamo passati dalle 48 aziende del 2009 alle 73 del 2010 ed anche il pubblico non mi pare sia mancato. Sicuramente a Milano potrebbe fare ancora di più, ma non è sostituendo una fiera con un’altra che si fa la differenza per il biologico italiano! Ci vorrebbero meno polemiche strumentali come dicono giustamente gli amici di Tuttogreen e piu collaborazione invece per spingere il bio italiano.