Alga dulse: un’alga al sapore di bacon

by Roberta Razzano on 17 settembre 2016

Alga dulse: viene dagli USA e farà piacere a vegani e vegetariani ma soprattutto a coloro il cui medico ha detto di limitare il consumo di carne.

Chiunque abbia potuto saggiare la cucina tipica cinese, coreana e giapponese sa che le alghe sono un elemento nutritivo importante e gustoso della cultura orientale ma non sono in molti quelli che sanno che anche diverse popolazioni costiere occidentali utilizzano tradizionalmente i “vegetali marini” nella loro dieta.

Le caratteristiche nutritive delle alghe cambiano a seconda dei mari in cui crescono

Ad esempio, la palmaria palmata, una specie dall’aspetto rossastro e traslucido originaria delle coste settentrionali del Pacifico e dell’Atlantico, è ricca di proteine e vitamine e, per questo motivo, viene da secoli essiccata ed utilizzata come integratore alimentare dai popoli nordeuropei.

Alga dulse: le origini

Proprio su questa alga si è concentrato il ricercatore Chris Langdon, professore specializzato in prodotti ittici presso l’Università dell’Oregon.
L’intento era quello di realizzare in laboratorio una nuova varietà di palmaria che potesse nutrire gli abaloni, grossi gustosi molluschi dal guscio molto pregiato, che hanno un grandissimo mercato nei paesi asiatici e, per questo motivo, sono ritenuti animali a forte rischio d’estinzione.

Gli esperimenti sono andati tanto bene che alla fine il professor Langdon, non solo, ha brevettato la nuova varietà di alga chiamandola “dulse” ma ha anche potuto introdurla in un programma di studio rivolto ai nuovi cibi di origine marina finanziato dall’università.

Alga dulse

L’alaga palmaria da cui è stata derivata l’Alga dulse

Insieme al cuoco- ricercatore Jason Ball hanno provato a friggere la nuova palmaria dulse e li ha stupiti riscontrarvi un piacevole sapore di bacon, la pancetta fritta tipica delle colazioni continentali.

Superata la sorpresa iniziale i due ricercatori hanno capito di essere di fronte ad una importante scoperta che avrebbe trovato un fiorente mercato tra chi, per scelta o per necessità, è stato costretto ad abbandonare il consumo di carne ma ne rimpiange amaramente il sapore.

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