Alla UE il cambiamento climatico e i tifoni del sud-est asiatico non interessano, punta sul carbone e sul fracking

di Luca Scialò del 19 dicembre 2013

Nei giorni scorsi i Paesi UE si sono riuniti per fare il punto dul clima, a Varsavia (COP19) e pianificare poi l’incontro di Parigi del 2015, fondamentale per raggiungere un nuovo accordo sulle riduzioni delle emissioni di gas-serra.

Ma le premesse per un fallimento ci sono tutte. Questa riunione è parsa più alla mercee delle richieste delle multinazionali che dell’ambiente, avendo spinto per il carbone pulito e il fracking (palese con la sostituzione del Ministro dell’Ambiente più restio al carbone con uno più favorevole al gas di scisto).

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La recente catastrofe del tifone-mostro nelle Filippine, così come il passaggio di uragani in zone mai colpite prima degli States, non sembrano essere argomenti da discutere. Così come i dati dell‘IPCC sull’urgenza di stabilizzare la temperatura globale, riducendo le emissioni già dal prossimo anno, sono stati presi in considerazione.

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Poca voglia di mantenere in vita anche i fondi per le foreste e i danni da catastrofe naturale. Gli Stati UE, ma anche la Banca Mondiale e gli USA, vorrebbero tenere assieme tutela delle foreste, biodiversità, lotta alla povertà, diritto al cibo, ma anche il greenwashing delle multinazionali. Le quali potranno ancora inquinare alacremente e sfasciare il territorio globale a proprio piacimento.

C’è dunque tanta disillusione per i prossimi appuntamenti. I quali appaiono sempre più eventi ipocriti e inutili.

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