Allarme estinzione per le giraffe

di Marco Grilli del 7 marzo 2015

Perché si comincia a parlare di allarme estinzione per le giraffe? Per le stesse cause che stanno mettendo a rischio l’esistenza di rinoceronti ed elefanti.

“C’erano una volta le giraffe”. Potrebbe essere un titolo di giornale dei prossimi anni, se accorte politiche di salvaguardia non saranno messe in atto per contrastare il pericolo d’estinzione di questi straordinari animali dal collo lungo.

Secondo uno studio della Giraffe Conservation Foundation, negli ultimi quindici anni gli esemplari dei mammiferi più alti del mondo si sono ridotti da 140mila a 80mila, con una perdita del 40% della specie.

Numeri preoccupanti non adeguatamente presi in considerazione, tanto che gli esperti denunciano la credenza comune secondo la quale le giraffe godono di ottima salute e sono uniformemente diffuse in tutta l’Africa. A trarre in inganno è il fatto che tali animali siano i più presenti negli zoo e vivano in maggior parte in parchi e riserve naturali, ma questo dato di fatto non ci deve indurre a credere che le giraffe non siano a rischio.

Le stesse cause che stanno mettendo a repentaglio le popolazioni di elefanti e rinoceronti (bracconaggio,   degradazione e frammentazione dell’habitat, malattie, guerre, aumento della popolazione e delle attività umane ecc.) stanno infatti provocando anche la progressiva scomparsa di questi simpatici e caratteristici mammiferi africani, che stuzzicano la nostra fantasia sin da bambini. La loro tipica immagine, d’altronde, è ampiamente utilizzata in tutto il mondo per pubblicizzare ogni tipo di attività o prodotto, dalle assicurazioni alla telefonia mobile, fino alle motociclette e ai whisky.

Particolarmente importanti non solo dal punto di vista turistico (sono una delle principali attrazioni dei safari) ma anche da quello ecologico (tra le loro numerose funzioni ci limitiamo a citare quella relativa all’impollinazione), possiamo considerarle a tutti gli effetti come un vero e proprio simbolo del continente nero.

Nonostante tale rilevanza, le giraffe sono però ancora ampiamente trascurate dagli studi scientifici e dalle ricerche specialistiche, tanto da esser inserite tra le specie a basso rischio nella lista rossa dell’Unione internazionale conservazione della natura (Iucn). Solo in tempi recenti due delle nove sottospecie (giraffa dell’Africa occidentale e quella di Rotschild) sono state incluse in questo fatidico elenco tra le specie in forte pericolo e da salvaguardare con la massima priorità (rispettivamente nel 2008 e nel 2010). Al fine di elaborare accorte politiche di tutela, è divenuta quindi ancora più importante la necessità di condurre ricerche e stime sulla popolazione di questi mammiferi, sparsi a macchia d’olio lungo tutto il continente. Ed è proprio questo il lavoro che svolge la Giraffe Conservation Foundation, in prima linea nella sua lotta tesa a rivalutare le esigenze di salvaguardia di questi splendidi animali.

giraffe

Giraffe: una specie a rischio, anche se quasi nessuno ne parla

Con la sola eccezione di Namibia e Niger, il numero delle giraffe è in declino in tutti gli Stati africani. All’inizio del Novecento la giraffa dell’Africa occidentale era largamente distribuita tra Nigeria e Senegal, ma sul finire degli anni Novanta solo cinquanta esemplari di questa sottospecie erano sopravvissuti alle varie minacce. Fortunatamente, questi pochi miracolati sono stati oggetto di accorte politiche di protezione da parte del governo del Niger, così che il loro numero è oggi salito a c.a. 300.

L’altra sottospecie in forte pericolo nella lista rossa Iucn è la giraffa di Rotschild, diffusa in Uganda e nelle regioni centrali e centro-occidentali del Kenya. Presente oggi solo in meno di 1.100 esemplari, è oggetto di politiche di salvaguardia dal 2010. L’anno successivo ha avuto successo il progetto di reintrodurre una sua piccola popolazione in uno dei suoi habitat naturali, l’isola del lago Baringo in Kenya. Se consideriamo che 450 esemplari di questa sottospecie vivono in cattività, possiamo concludere che c.a. 1/3 della popolazione sopravvissuta è oggi confinata negli zoo.

Le sempre maggiori interferenze degli umani hanno provocato la frantumazione dell’habitat delle giraffe e l’isolamento delle loro popolazioni. Tali condizioni, che limitano il flusso di geni e lo scambio di diversità genetica, potrebbero avere pesanti conseguenze sul potenziale evolutivo della specie.

Vi sono inoltre fattori scientifici, ecologici e sociali che limitano il successo delle iniziative di tutela. Dal primo punto di vista, già detto delle carenze degli studi, merita sottolineare che la fisiologia di questi animali comporta numerosi problemi, per esempio in merito ai progetti che prevedono lo spostamento di esemplari e si traducono in vere e proprie imprese dal punto di vista logistico. Senza dimenticare che per la fondamentale azione che riguarda l’individuazione della loro distribuzione sul territorio e dei loro movimenti, occorrono complesse strumentazioni radio-satellitari ancora oggi poco diffuse, che necessitano di notevoli investimenti in tempo e risorse.

L’allarme estinzione per le giraffe risulta oltrremodo lampante analizzando il fattore ecologico: qui bisogna considerare che al di là della minaccia dei predatori, le giraffe sono messe a rischio dalla malnutrizione dovuta alla scarsità qualitativa e quantitativa del cibo nella stagione secca, nonché dall’incidenza sempre maggiore di malattie quali l’antrace.

Per concludere, dal punto di vista sociale le giraffe sono costrette a competere con specie molto più carismatiche quando si parla di esigenze di conservazione. Le cifre parlano chiaro: la popolazione di questi mammiferi è pari a 1/5 di quella degli elefanti africani, eppure quest’ultimi sono inclusi nella lista rossa Iucn come specie vulnerabile, mentre le prime sono sempre classificate a basso rischio. Una discrepanza da correggere, che convince erroneamente l’opinione pubblica sul fatto che le giraffe non siano in pericolo. Va inoltre ricordato che lo stesso impatto del fenomeno del bracconaggio sulla popolazione di questi mammiferi è ancora sottovalutato e poco conosciuto. Se in Tanzania le giraffe vengono uccise per utilizzare il loro midollo osseo e cervello nella cura dell’Aids, una spietata caccia viene condotta anche dai bracconieri congolesi, che apprezzano la dolcezza e lunga durata della loro carne.

Per modificare questo stato di cose, urge quindi un’azione immediata e collettiva da parte di tutte le autorità e organizzazioni deputate alla salvaguardia di questi animali. In collaborazione con altri enti, la Giraffe Conservation Foundation sta raccogliendo una serie di dati e informazioni per stilare un database integrato e  una serie di mappe GIS al fine di pubblicare il primo vero e proprio report sullo status di conservazione delle giraffe. Un lavoro che potrebbe fornire un apporto fondamentale per l’elaborazione di un documento strategico di pianificazione della politiche di conservazione a livello continentale.

Al momento, la guida fornita dalla Giraffe Conservation Foundation si chiude con una suggestiva foto di Francois Deacon, che ritrae una famiglia di giraffe sullo sfondo di una splendida alba: l’inizio di una nuova era per la tutela di questi affascinanti erbivori?

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