Allarme inquinamento: in Europa 29 milioni di auto con emissioni fuori controllo, 3 in Italia

di Luca Scialò del 26 settembre 2016

Un anno fa, di questi tempi, esplodeva lo scandalo emissioni per il colosso automobilistico tedesco Volkswagen. Scandalo partito dagli Stati Uniti, dove ci si è accorti che i controlli sull’ecosostenibilità delle emissioni delle auto del gruppo sono stati truccati. Tutto superato? Forse per il gruppo tedesco sì, che ha ripreso a camminare sul mercato. Mentre il problema emissioni resta alquanto grave.

A riportare in auge il problema è la rete europea di ong ambientaliste per i trasporti sostenibili Transport & Environment, la quale ha pubblicato uno studio dal titolo “Dieselgate: Chi? Cosa? Come?”. Lo studio sottolinea come in Europa circolino quasi trenta milioni di veicoli diesel Euro 5 ed Euro 6 con emissioni non a norma. Fino a quindici volte in più rispetto alle soglie previste dalla normativa della Comunità europea.

Nella distribuzione del problema tra i Paesi, l’Italia si colloca quarta, con tre milioni di veicoli fuori norma. Dietro Francia, Germania e Regno Unito. La Volkswagen, dal canto suo, secondo il rapporto di T&E, produce i veicoli diesel Euro 6 con minore impatto ambientale. Sforando di “solo” di due volte i limiti previsti dalla legge. Ma non si tratta di ravvedimento. Semplicemente, la casa tedesca li aveva già prodotti così prima che scoppiasse lo scandalo.

SPECIALE: sono le auto il mezzo di trasporto meno efficiente

In generale, Transport & Environment con sede a Bruxelles afferma che il 79% dei mezzi diesel Euro 5 e il 64% di quelli Euro 6 sono fuori dalle soglie di legge. Ma quali sono le case automobilistiche messe peggio? Per gli Euro 5, i marchi più inquinanti sarebbero Renault (inclusa Dacia), Land Rover, Hyundai, Opel/Vauxhall (inclusa Chevrolet) e Nissan. Di contro, sempre tra i veicoli Euro 5, i più performanti sarebbero invece quelli a marchio Seat, Honda, BMW (compresa Mini), Ford e Peugeot.

Quanto ai diesel Euro 6, arrivano brutte notizie per l’Italia. Infatti, la Fiat (inclusi Alfa Romeo e Suzuki, a cui Fiat fornisce i motori), insieme a Renault (compresi Nissan, Dacia e Infiniti), Opel/Vauxhall, Hyundai e Mercedes, sta messa peggio delle altre. Nel rapporto è indicato come le auto diesel Fiat e Suzuki inquinano in media perfino 15 volte di più dei limiti legali previsti per gli Nox.

Come detto in precedenza, l’Italia si colloca al quarto posto per circolazione di auto inquinanti. Sarebbero infatti 3,1 milioni di auto sulle strade italiane. A precederci sul podio, sono Francia con 5,5 milioni di vetture, Germania con 5,3 e Gran Bretagna con 4,3. In Spagna ce ne sarebbero 1,9 milioni, in Belgio 1,4.

A destare maggiori preoccupazioni è il diossido di azoto, causa, secondo l’ultimo rapporto sulla qualità dell’aria dell’Agenzia europea per l’ambiente, di 72 mila morti premature in Europa ogni anno. L’Italia si colloca al primo posto per le morti legate al diossido di azoto: 21.600 ogni anno. Al secondo e terzo posto, ben più distanti, Regno Unito con 14.100 decessi e Germania con 10.400 morti.

Naturalmente, in tutto questo chi di competenza ha grosse responsabilità. Secondo Greg Archer, responsabile di T&E, ci sarebbe bisogno di quello che lui identifica come ”un cane da guardia europeo” contro questi brogli delle multinazionali e in favore della salute dei cittadini. I quali credono di acquistare auto non inquinanti e invece non è così.

A questo punto, perde anche senso e credibilità la classificazione delle auto in base agli ”Euro 1, 2, 3…”.

In ambito europeo, in realtà, ci sarebbe anche una commissione d’inchiesta Emis sulle misurazioni delle emissioni nel settore automobilistico. La quale è arrivata già a metà mandato ma vede arenato il proprio lavoro. Infatti, il Parlamento europeo non ha inviato tutta la documentazione necessaria.

Del resto, il Parlamento regge su meccanismi politici. Alias, sugli interessi dei singoli Paesi. Ed è chiaro che l’emersione di uno scandalo sui principali players del settore automobilistico dei rispettivi Paesi, sarebbe un contraccolpo per le loro già provate economie.

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