Alluvioni e frane, è sempre colpa dell’uomo

di Marco Grilli del 10 febbraio 2014

Alluvioni, frane e disastri ambientali sono ormai all’ordine del giorno in Italia, nel consueto contorno del rimpallo di responsabilità tra i vari enti, senza che mai si riesca a far piena luce sulle cause e le colpe per i singoli episodi.

In occasione della recente alluvione nel modenese, provocata dall’esondazione del Secchia, son finite al centro delle critiche le nutrie, quei roditori introdotti dal Sudamerica negli anni ’60  per l’industria delle pellicce, come valida e più economica alternativa agli allevamenti di visone. Mode e tendenze cambiano però in fretta. Finita la fortuna delle cosiddette giacche in castorino, questi prolifici animali furono rimessi in libertà e si trasferirono nel loro habitat naturale, in prossimità dei fiumi, riproducendosi a dismisura.

SCOPRI COME… Comportarsi in caso di frane e alluvioni

Nel clima ancora caldo della conta dei danni alle persone e alle imprese, nel modenese è divampata la polemica. Confagricoltura ha subito puntato il dito contro questi roditori, accusati di scavare le loro tane all’interno degli argini, fino a provocarne il collasso. Posizioni fatte proprie dal senatore Carlo Giovanardi (Ncd), pronto nel presentare un’interpellanza in parlamento sul tema, polemizzando con le organizzazioni ambientaliste ed animaliste, colpevoli a suo dire di essersi opposte ai programmi di abbattimento di questi animali.

Ha rincarato la dose anche la Coldiretti, secondo cui l’eccessiva riproduzione delle nutrie causerebbe danni nelle campagne stimabili in oltre 20 milioni di euro annui, influendo negativamente non solo sulle colture ma anche sulla stabilità idrogeologica del territorio, sempre a causa delle profonde tane.

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Ma dove sta la verità? Si può ricondurre solamente all’azione di questi roditori la causa di tale dissesto idrogeologico?

Sulla questione sono intervenute anche le organizzazioni ambientaliste, in primis il WWF, che hanno  replicato alle accuse nei loro confronti, movimentando il quadro. Secondo il Fondo Mondiale per la Natura, l’incidenza così disastrosa delle nutrie sarebbe tutta da dimostrare, in particolar modo proprio per l’area del bacino del Po e dei suoi affluenti, dove gli argini sono “armati” con lastre in cemento e diaframmi che rendono difficile la possibilità di scavare tane, a meno che ci siano dei cedimenti non gestiti. Gli stessi 4 milioni di euro annui spesi per il contenimento di questi roditori, tramite le catture, le recinzioni elettrificate e le protezioni meccaniche, sempre per il WWF, non darebbero gli esiti sperati, a causa di un’assenza di coordinamento tra le varie amministrazioni provinciali.

Gli ambientalisti dichiarano di non esser contrari a priori al controllo della fauna introdotta, spesso pericolosa per la biodiversità, ma invitano a non trovare di volta in volta un capro espiatorio per ogni problema, poiché solo un sano governo del territorio, ispirato da un’accorta politica idrogeologica, potrà metter in sicurezza il Paese.

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Le varie organizzazioni ambientaliste sono concordi nel chiedere che la gestione dei corsi d’acqua risponda a criteri ecologici e naturalistici. Stop quindi alla canalizzazione e cementificazione dei fiumi, privati oltretutto della necessaria manutenzione e sorveglianza, così come al consumo del suolo, che ogni giorno dissolve nel nulla ben 90 ettari!

Il WWF, nello specifico, auspica che sia dato subito corso alle Direttive europee su acque (2000/60/CE) e alluvioni (2007/60/CE), istituendo le Autorità di distretto e favorendo una diffusa azione di rinaturazione sul territorio, sostenuta da un’efficace manutenzione ordinaria. Tutte azioni che risponderebbero ai principi di un’adeguata politica di adattamento ai cambiamenti climatici.

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Secondo tali interpretazioni, quindi, saremmo ancora una volta noi umani la causa dei nostri mali, e non gli animali che di volta in volta finiscono sul banco degli imputati. E chissà che davvero non sia meglio farsi un esame di coscienza prima di accusare qualcuno.

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