Anche i kibbutz diventano bio

di Luca Vivan del 30 novembre 2013

Israele è famoso per la sua agricoltura di avaguardia in grado di coltivare grandi quantità di frutta e verdura in zone desertiche, utilizzando purtroppo anche sementi OGM.

 TUTTO SU: Gli eco-villaggi

Accanto a questa tendenza high-tech esiste quel movimento di “ritorno alla terra” presente ormai in tutto il mondo, di cui gli eco-villaggi rappresentano forse il simbolo più evidente: giovani e meno giovani desiderosi di vivere in campagna, lontano dalle metropoli, dove poter coltivare in modo biologico e cercare un contatto profondo con la Natura, costruire secondo i criteri della bioarchitettura, condividere spazi in comune e risolvere i conflitti attraverso il dialogo.

Lo spirito comunitario ed egualitario in Israele ha delle basi consolidate e si chiama kibbutz. Ispirati alle idee socialiste di fine ‘800 e inizio ‘900 e alla dimensione collettiva tipica dell’ebraismo, sono dei villaggi comunitari in cui i primi coloni ebrei che arrivavano dall’Europa o dagli Stati Uniti coltivavano la terra e allevavano il bestiame secondo principi basati sull’autosufficienza e la condivisione.

LO CONOSCI? Che cos’è il co-housing

Dopo la fondazione dello stato di Israele, lo sviluppo dell’agricoltura industriale ha ridimensionato notevolmente la forza di queste realtà. Negli ultimi anni però l‘ecologia, la bioedilizia e le medicine complementari hanno portato nuova linfa al movimento dei kibbutz che in parte già condivideva i valori dell’economia solidale, così sono nati progetti che parlano di permacultura come quello di Nahalal in Galilea o di Lotan nel deserto del Negev, dove le case sono costruite con la paglia e l’argilla, e le tematiche ambientali si collegano ad idee religiose che parlano di responsabilità dell’essere umano nel confronto del pianeta.

 LO SAPEVI? Gli hippie erano già eco-sostenibili!

Le decine di kibbutz ecologici si trovano assieme nei Festival della Natura che tra la Primavera e l’Autunno richiamano migliaia di persone per ballare, suonare e mangiare cibo biologico. Segno che accanto all’agricoltura intensiva e avveniristica che conquista i mercati ortofrutticoli europei esiste una florida rete di persone, villaggi e comunità, diverse sia dai kibbutz di inzio ‘900 che dalle comunità hippie degli anni ’60,  in cerca di un equilibrio tra indivualismo e collettività.

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