Anche la coltivazione di marjuana distrugge la foresta nigeriana

di Luca Scialò del 7 settembre 2013

Un nuovo pericolo incombe sulla già bistrattata foresta nigeriana: la coltivazione di marijuana illegale, che già sta procedendo a ritmi serrati dal 2010.

Nel 2012, il Delta Forest Project Southwest / Niger ha indagato su nove riserve forestali per scoprire che nel biennio 2010-12 oltre la metà della deforestazione è stata causata proprio dalle sempre più invasive piantagioni di cannabis sativa, mettendo sempre più a rischio le condizioni degli scimpanzé che popolano l’area tra Nigeria e Camerun, considerata la più devastata dal fenomeno.

La situazione in cui versa la Nigeria, il cui territorio è già distrutto dallo sfruttamento petrolifero e del legname, è peggiorata dall’azione dei coltivatori di marijuana, che sovente radono al suolo e bruciano grandi porzioni di verde di terra per piantare il loro raccolto. Infatti la marijuana ha bisogno di almeno 12 ore di luce per crescere e non può rimanere nessun’altro tipo di pianta accanto che ne comprometterebbe il raccolto.

L’habitat di molti animali è così irrimediabilmente compromesso e la foresta stessa indebolita dalla riduzione dei suoi margini. Inoltre, le colture spesso ricevono trattamenti di fertilizzanti chimici, erbicidi e pesticidi, che possono avere effetti deleteri per l’ecosistema circostante.

Perché proprio la marijuana? Perché tale coltivazione genera utili entro 6-8 mesi dalla semina e rende fino a 3 volte di più di altre colture destinate a scopi alimentari.

Naturalmente si guarda al profitto e non certo alla distruzione della foresta e del mondo che ne fa parte…

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