Anche le risorse naturali a rischio di bolla speculativa?

di Alessia del 8 giugno 2013

Quando ci troviamo di fronte alla crescita esponenziale di richieste rispetto ad un determinato bene, quest’ultimo inizia ad essere considerato come raro e pertanto il suo valore di mercato lievita.

In queste occasioni spesso avvengono forme di speculazione perché alcuni professionisti acquistano questi beni per poterli rivendere a prezzi ancora maggiori. Prima o poi però si verificherà il cosiddetto “scoppio della bolla speculativa” perchè i prezzi saranno diventati così elevati da impedirne l’acquisto e crolleranno tutt’ad un tratto, creando grosse perdite per chi detiene queste attività.

Negli ultimi anni, il forte consumo delle risorse naturali e i cambiamenti climatici fanno sospettare la possibilità che si possano verificare delle vere e proprie bolle speculative anche per le risorse naturali.

Finora la maggior parte delle fonti rinnovabili sono state sostenute da sovvenzioni pubbliche (destino per altro comune all’industria degli idrocarburi e al nucleare) ma cosa succederà nel momento in cui le aziende non potranno più fare affidamento su di esse?

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In ogni bene o servizio, bisogna considerare il rischio associato all’acquisto e, se parliamo di risorse che stanno lentamente scomparendo dalla faccia della Terra, allora si deve supporre che ogni azienda decisa ad investire nel settore debba essere a conoscenza di questi rischi.

Tacere sulla probabilità che avere acqua pulita a disposizione potrebbe essere un problema da qui a qualche anno non fa altro che incentivare il rischio di una bolla economica.

GreenBiz, l’Investor Responsibility Research Center Institute (IRRC) e Ernst & Young stanno già studiando su come gestire l’eventuale verificarsi di fenomeni di bolle speculative su risorse naturali, in modo da poter aiutare le varie imprese nella valutazione dei rischi di investimento.

Canadian Tire Corp. è una delle poche aziende che si è attivata per monitorare il mercato e analizzare le previsioni, cercando di assicurarsi una certa stabilità a fronte dei cambiamenti climatici e dell’instabilità, sia dal punto di vista ecologico che politico.

Si suppone che diverse risorse naturali – e stiam parlando di materie prime e beni di prima necessità – possano arrivare a costare il 30/40% in più rispetto al previsto per effetto dello scoppio di una bolla speculativa.

Purtroppo gli analisti di mercato e la maggior parte delle società – per non parlare dei governi – stanno completamente trascurando la problematica, mentre aprire gli occhi potrebbe essere l’unica via per impedire che la situazione degeneri.

Evitare bruschi risvegli da fenomeni di bolle speculative su risorse primarie dovrebbe essere una priorità per tutte le popolazioni e a maggior ragione per noi Italiani, che stiamo dimostrando poca fiducia in noi stessi e facciamo sempre più fatica a credere in un futuro a impronta green.

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