Anche nel basso Lazio i veleni incalzano

di Luca Scialò del 13 gennaio 2014

Si parla tanto della regione Campania come la ‘Chernobyl’ italiana, data la quantità di veleni presenti nel suolo e nelle falde. Ma ci sono altre zone d’Italia che versano in condizioni simili e non sono nemmeno lontane da lì. Si pensi al basso Lazio, terra inquinata dalle industrie, ma anche da tante discariche e inceneritori. Perfino i dati sui tumori in questa parte del Centro Italia sono inquietanti.

Eppure se ne parla pochissimo.

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In zona c’erano e ci sono ancora parecchie industrie. I Comuni più colpiti sono stati Colleferro, Ferentino, Anagni, e Morolo; in queste campagne hanno dovuto abbattere nel corso del tempo 6.000 capi di bestiame.

A Colleferro ci sono fabbriche risalenti al 1912, dove si producevano i gas per le guerre coloniali, e oggi sistemi missilistici che negli anni passati sono finiti perfino nel mirino dell’ONU e dei pacifisti per il sospetto che venissero utilizzati da Saddam Hussein.

Negli altri territori sono contabili 80 impianti industriali ad alto tasso inquinante, tra fabbriche di medicinali, cementifici e industrie per la produzione di insetticidi.

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Ma il basso Lazio è stato inquinato anche da discariche e inceneritori. Negli anni passati sono stati interrati rifiuti tossici e pericolosi sotto i capannoni delle fabbriche. Peraltro, i processi per l’inquinamento della Valle e per l’inceneritore di Colleferro vanno a rilento, di rinvio in rinvio, col rischio reale della prescrizione. E intanto le acque sono ancora inquinate, come pure i prodotti agricoli, mentre gli animali si ammalano.

Ma non solo gli animali. Secondo uno studio del 2012, sui tumori infantili nella Valle del Sacco, diffuso da Legambiente, a Colleferro, Segni e Gavignano si registra un aumento del 40% dei ricoveri per patologie tumorali nelle fasce di età da 0 a 14 anni; a Paliano, Anagni, Ferentino, Sgurgola, Murolo e Supino, i bambini della stessa fascia di età ospedalizzati sono il 18% in più rispetto alla media regionale.

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Solo ad Anagni si registra +281% rispetto alla media per i tumori all’encefalo e +174% di tumori del sistema linfatico per i maschi da 0 a 14 anni.

Uno studio recente del Dipartimento epidemiologia del servizio sanitario della Regione Lazio ha registrato la presenza nelle acque di livelli significativi di esaclorocicloesano (un sottoprodotto della produzione di insetticidi usato fino al 2001),  veleno potentissimo che provoca danni alla funzionalità renale, alterazioni al sistema cognitivo e agli ormoni sessuali delle donne.

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Come non bastasse, il Ministero dell’Ambiente ha deciso di declassare da sito di interesse nazionale a sito di interesse regionale l’intera Valle del Sacco.

Questo significa meno soldi per le bonifiche e una perdita di attenzione nazionale. La politica, come al solito, ci mette del suo…

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