Animali morti per i turisti: storia di Sambo, morto di infarto per trasportarli

di Luca Scialò del 21 maggio 2016

Una storia, purtroppo, emblematica: che apre una finestra su una triste realtà, ignorata soprattutto nei paesi in via di sviluppo, quella degli animali letteralmente uccisi di lavoro.

Il 23 aprile scorso si è consumata l’ennesima tragedia riguardante un animale, sfruttato per il divertimento dei turisti. Il caso di cronaca ha riguardato un elefante femmina, Sambo, morto per un attacco di cuore mentre trasportava i turisti sino a Angkor Wat, un tempio cambogiano.

L’animale ha avuto un infarto, giacché, a detta del veterinario, ha lavorato consecutivamente per 40 minuti a una temperatura di 40 gradi e senza neanche un filo di vento. A peggiorare la situazione, il fatto che, come denuncia l’associazione Elephant Asia Rescue and Survival Foundation (Ears), per raggiungere il Tempio di Angkor Wat bisogna superare diverse colline ripide.

Non a caso, ci sono altri numerosi precedenti alla morte di Sambo. Per evitare questi collassi, gli elefanti dovrebbero essere sottoposti a varie pause e rinfrescati mediante acqua e fango. Va poi ricordato che gli elefanti non sono predisposti ad effettuare questi lavori forzati a certe temperature. Come invece ad esempio i cammelli.

L’unica arma che si ha per combattere questo scempio è chiedere ai turisti di non partecipare a questi tour. Dato che in quei Paesi sono resi legali, proprio per incentivare il turismo. Senza il minimo rispetto per gli animali.

Ma gli elefanti sono sottoposti anche ad altre torture. Sempre in Cambogia e paesi vicini come Thailandia e Vietnam, i cuccioli di questi animali vengono catturati in natura per intrattenere i turisti. Per renderli docili e insegnargli a compiere atti innaturali, vengono strappate alle loro mamme, incatenate e percosse fino a quando non perdono la volontà di reagire.

Vengono così sottoposti a martiri come fame, dolore, paura. Il tutto, per renderli veri e propri automi da controllare agevolmente.

Per tutti questi casi e per i tanti altri che si perpetuano in giro per il Mondo, soprattutto nei Paesi asiatici, diciamo no anche a Zoo e circhi che li utilizzano.

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