Animali superstar: dall’esercito allo zoo

di Claudia Raganà del 25 ottobre 2014

Uno si chiama Nils Olaf, l’altro William Windsor. Hanno entrambi sangue reale e vivono nel Regno Unito. Prendono parte a parate militari. Sono personaggi famosi, sono dei VIP. Ma non firmano autografi, né vivono in lussuose residenze con tanto di servitù. La loro casa, è uno zoo.

Nils è un pinguino reale. Vive allo zoo di Edimburgo ed è venerato come una celebrità, al punto da essere stato addirittura nominato colonnello dell’esercito norvegese.
William, invece, è una capra del Kashmir, che ha fatto parte dell’esercito britannico, prima di ritirarsi in congedo permanente nello zoo di Whipsnade (UK).
Una vita sotto i riflettori e i flash, insomma, da cui neanche gli animali vengono risparmiati.

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Nils e William non sono certo gli unici casi di celebrità tra mammiferi non umani. Numerosi video e immagini affollano la rete da anni e rendono popolari animali che hanno una sola colpa: essere nati o cresciuti in cattività.

C’è Nonja, ad esempio. Un orango femmina che vive nello zoo di Vienna e sa persino dipingere. Lei non sa neanche cosa significhi aggirarsi libera con il suo clan, per le foreste tropicali, dove dovrebbe trovarsi. Deve combattere con il freddo alpino, quando sarebbe, in realtà, “programmata” per affrontare lunghe stagioni di pioggia e umidità, alternate all’arsura delle stagioni secche. Invece, per ingannare il tempo, se ne sta spesso tra tele e colori.

Oppure Heidi, un opossum saltato alla ribalta per via del suo strabismo (causato da un problema fisico agli occhi), che le donava uno sguardo buffo e adorabile.
Poi troviamo Kandula, l‘elefante “intelligente” dello zoo di Washington, divenuto famoso per aver raggiunto un cesto di frutta mediante un’azione pianificata (prendere uno sgabello, salirci e raggiungere il cesto).

E cosa rimane da dire a proposito di Knut, l‘orsetto polare che ha fatto innamorare il mondo? Rifiutato dalla mamma, cresciuto da un guardiano dello zoo, è stato la star di tutti i bambini del mondo, oltre ad essere una miniera d’oro per lo zoo di Berlino, che lo ospitava, grazie alla vendita di maglie, peluche, tazze e gadget di ogni tipo, ispirate a lui. Knut è morto qualche anno dopo, da adulto, quando oramai, essendo cresciuto, la sua stella era tramontata e, da tenero peluche bianco che tutti avrebbero voluto in casa, si era trasformato in un aggressivo orso polare costretto a fare il bagno nella vasca di uno zoo, invece che tra i ghiacci dell’artico.

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Animali come celebrità, dunque, a cui non solo viene strappata la libertà, per soddisfare la curiosità umana e il suo desiderio di dominare le altre specie, ma anche la dignità di essere un animale e vivere come tale.

Animali sfruttati per compiacere l’essere umano, come accade persino agli animali domestici. Messi sotto osservazione mediatica, con tanto foto, video e profili o pagine Facebook piene di seguaci,  per la gioia (del padrone) di ricevere migliaia di “mi piace” e di visualizzazioni.

Di certo, la popolarità di questi animali ha l’effetto positivo di avvicinare le persone alla natura, sfruttando la loro emotività per fargli abbracciare cause importanti, come la protezione delle specie (si pensi ai panda) e dell’ambiente. Ma il più delle volte, queste storie eclatanti si riducono a delle mere operazioni commerciali, studiate a tavolino, che sacrificano questi inconsapevoli e indifesi esseri viventi sull’altare del profitto economico, senza alcun riguardo né scrupolo nei confronti della natura.

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