Aragoste, è provato scientificamente, se buttate in acqua bollente soffrono come cani

di Erika Facciolla del 15 novembre 2013

Le aragoste? Soffrono proprio come i mammiferi soprattutto quando la loro breve vita finisce nella pentola di qualche ristorante o tra la grinfie di uno chef. A smentire quanti finora sostenevano che i movimenti delle aragoste gettate nell’acqua bollente fossero solo riflessi automatici, è lo studio sperimentale condotto dai biologi Elwood e Barry Magee dell’istituto irlandese ‘Queen’s School of Biological Sciences’pubblicato di recente dall’autorevole rivista scientifica ‘Journal of Experimental Biology.

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I ricercatori sono arrivati a questa conclusione sottoponendo una serie di granchi a piccole scosse elettriche e osservando che, tra una scossa e l’altra, gli animali tendevano a nascondersi per evitare di provare nuovamente il dolore avvertito durante la scossa precedente; un comportamento volontario, quello osservato dai due biologi, ben distinguibile da movimenti automatizzati e riflessi non volontari generati dalla terminazioni nervose periferiche dell’animale.

L’appello, adesso, è rivolto ai ristoranti e alle aziende alimentari di tutto il mondo affinché si metta fine a questa tortura. Ma da parte loro i cuochi sono d’accordo nel dare a questi crostacei una morte ‘indolore’ ma aspettano ulteriori risposte dalla scienza perché al momento non sanno come fare.

Fino ad ora il metodo classico infatti richiede la morte del crostaceo per immersione in acqua bollente (che avviene dopo cun lungo minuto di agonia) a cui l’animale cerca di resistere, tanto che si consiglia di legargli le chele ad una tavoletta di legno e chiudere subito il coperchio perché non salti fuori nel suo dibattersi. E questo perché le carni risultino più tenere. Pare infatti che diventino stoppose. se l’animale viene cotto una volta morto.

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L’appello che facciamo noi, invece, è rivolto agli estimatori di queste ‘specialità’: in attesa che la legge intervenga a tutela di questi animali, è veramente così importante in tempi di crisi mettere nel piatto una costosissima aragosta o possiamo risparmiare denaro e sofferenze inutili?