La riserva marina di Ustica dopo 30 anni cerca il rilancio

di Luca Scialò del 23 agosto 2016

Ustica è un’isola tirrenica conosciuta soprattutto alle cronache per la tragedia di 30 anni fa, ma pochi sanno che nasconde una perla, la prima area marina protetta d’Italia, che oggi cerca il rilancio. Andiamo a scoprirla.

Quando sentiamo parlare di Ustica, pensiamo subito alla tragedia consumatasi un giorno di giugno del 1980, quando un aereo di linea della compagnia italiana Itavia, si squarciò in volo cadendo nel braccio di mare compreso tra le isole tirreniche di Ustica e Ponza. In quello definito da alcuni come ‘incidente’ morirono 81 persone.

In realtà, Ustica è anche una splendida isola che si trova nel Mar Tirreno a circa 67 km a nord-ovest di Palermo e a 95 km a nord-ovest di Alicudi, pur non facendo parte delle Isole Eolie. La sua caratteristica naturale è la presenza di numerose grotte che si aprono lungo le coste alte e scoscese, nonché numerosi scogli e secche presenti tutt’intorno all’isola.

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Un paradiso naturale quello dellarea marina protetta di Ustica, fondato trent’anni fa, ma su cui gravano anche mancanze ed occasioni perse.

Eppure la fondazione della riversa marina di Ustica ha rappresentato un importante primo passo nel nostro Paese verso la tutela e la protezione della Natura. Purtroppo però la riserva di Ustica ha subito nel tempo tagli di fondi, anche per la nascita successiva di altre 27 aree marine lungo il territorio italiano, la chiusura dell’acquario, l’interruzione delle attività di ricerche e programmazione, nonché di altri servizi.

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Anche i diversi cambi di gestione e il rimbalzo di responsabilità, hanno peggiorato i suoi problemi, sebbene, per fortuna, la biodiversità degli splendidi fondali sia stata comunque e sempre salvaguardata.

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E pensare che la sua fondazione faceva dell’isola il primo laboratorio scientifico in mare aperto per i tanti biologi marini italiani che nei fondali studiavano il paesaggio e al contempo gli effetti della conservazione. L’Ispra – Istituto superiore per la ricerca ambientale – fece qui la prima esperienza di visual census, il primo esperimento di censimento visuale delle specie ittiche mediante una tecnica di campionamento in immersione, a zero impatto ambientale, pratica oggi diventata largamente diffusa.

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Nella riversa marina di Ustica si punta al miglioramento della biodiversità, al fine di valorizzare anche le specie ittiche presenti. Si è riusciti poi a sconfiggere quasi del tutto fenomeni negativi come il bracconaggio e la pesca illegale, in netto aumento in altre zone della Sicilia. In questo modo, l’area marina protetta diventa anche strumento per difendere l’attività lavorativa dei pescatori in regola.

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Ustica è anche un paradiso per chi svolge attività subacquea. Non a caso, dal 1960 ospita la ‘Rassegna internazionale delle attività subacquee,’ che è ritornata per la 57esima edizione in occasione del trentennale dopo un’assenza di otto anni. Buone notizie anche per gli amanti dell’archeologia subacquea, dato che sono stati riaperti gli itinerari di Punta Gavazzi e di Punta Falconiera grazie ai fondi europei. Ustica ospita due dei sette itinerari archeologici attivati in tutta la Sicilia.

 

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Grazie a finanziamenti pari a 30mila euro, sarà anche riaperta una delle cinque vasche dedicata alla ricerca. Altre iniziative come il campionato italiano di apnea profonda,e fotosafari subacquei mirano a mantenere alta l’attenzione e l’interesse pubblico di questo santuario marino.

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Speriamo che il 2016 sia l’anno del rilancio di Ustica, dopo anni di occasioni perse. Un’isola che vuole riscattarsi dalla notorietà legata ad una tragedia aerea.

Crediti fotografici: giornale di Sicilia

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