Asilo politico per rifugiati ambientali cercasi

di Erika Facciolla del 19 maggio 2013

I cambiamenti climatici indotti dal global warming minacciano ormai la sopravvivenza di milioni di persone sparse in tutto il mondo, per le quali l’unica soluzione è fuggire dai loro luoghi nativi per cercare rifugio in altri paesi. Un fenomeno in triste aumento ed estremamente attuale, destinato a ridefinire il concetto stesso di ‘rifugiato’ con conseguenti ripercussioni giuridiche e politiche.

Per questo motivo l’Australia si appresta a diventare il primo Paese al mondo che riconoscerà la status di ‘rifugiato ambientale’ ai tanti abitanti delle isole del Pacifico che negli ultimi tempi stanno abbandonando le loro terre divenute ormai ‘inospitali’ per via degli effetti dei mutamenti climatici.

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Per questo motivo il Refugee Council of Australia, la principale organizzazione per rifugiati del continente ha chiesto ufficialmente la riforma della Convenzione per i rifugiati sottoscritta nel 1951.

A far scattare il primo campanello d’allarme era stato il caso di un uomo delle Isole Kiribati che chiese al tribunale dell’immigrazione di non essere espulso per fuggire alla drammatiche vicissitudini ambientali del proprio paese d’origine, oggi a soli 2 metri sopra il livello del mare. Una richiesta allora respinta dalla Corte proprio perché la Convenzione non garantisce lo status di rifugiato a coloro che si sentono minacciati dai cambiamenti climatici.

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Tuttavia, i rappresentanti del Refugee Council of Australia ritengono che nei prossimi anni l’Australia sarà costretta ad accogliere migliaia di esuli minacciati dall’innalzamento dei livelli del mare e da tempeste violentissime, esattamente come testimonia il caso delle Kiribati.

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