Attenzione a cosa cresce nell’orto, se poi lo si mangia…

di Erika Facciolla del 3 luglio 2013

Quante volte abbiamo esaltato le proprietà curative di tantissime specie di erbe spontanee che, oltre a far bene all’organismo, molto spesso sono anche buone da mangiare? La risposta è innumerevoli, e continueremo a farlo convinti che la Natura offra all’uomo rimedi genuini che possono rappresentare una valida alternativa alla medicina tradizionale.

Tuttavia è importante sapere sempre con cosa si ha a che fare e porre molta attenzione a quel che si porta in tavola o si assume sottoforma di tisane, decotti o infusi. Già, perché non tutte le erbe sono buone e l’ingestione di vegetali tossici, anche in piccole quantità, può rivelarsi un errore fatale.

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Il triste caso della famiglia torinese, finita in coma per aver mangiato foglie di noce metella, è solo l’ultimo dei casi di cronaca. Ne sono bastate poche foglie, usate come condimento a cena, e una coppia di anziani, il loro nipotino di undici anni e la madre quarantaseienne, sono finiti in ospedale in gravissime condizioni.

In un primo momento si era pensato che la pianta responsabile dell’avvelenamento fosse la belladonna, ma i botanici torinesi che si sono occupati delle analisi hanno poi stabilito che si tratta di ‘datura metel, conosciuta col il nome comune di noce metella o ‘tromba del Diavolo’, un’erba spontanea altamente velenosa che provoca intossicazione, coma ed effetti allucinogeni.

Ci siamo detti allora, perché non approfondire un pò su questa pianta di origine tropicale?

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Dotata di un aspetto quanto mai ingannevole, ha un bellissimo fiore prevalentemente bianco, giallo o violaceo, ed un fitto fogliame verde intenso che segue uno sviluppo cespuglioso e consente alla pianta di raggiungere, in alcuni casi, i due metri d’altezza.

Ma già dall’odore, sgradevole e intenso, la noce metella svela la sua vera natura di pianta micidiale per l’uomo; basti pensare che gli Indiani d’America la utilizzavano per avvelenare le prede durante le battute di caccia mentre i monaci Hindu ne sfruttavano i poteri allucinogeni per dar vita a rituali sinistri. È infatti sufficiente respirare a lungo l’odore dolciastro del fiore per subirne i primi effetti.

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Nel caso della sventurata famiglia torinese la noce metella era comparsa spontaneamente sul balcone, tra le altre piantine coltivate nei vasi. La nonna, ignara del pericolo, l’aveva servita a cena come condimento ma già dopo poche ore i sintomi dell’avvelenamento hanno subito fatto scattare l’allarme. Il risultato è stato che tutta la famiglia ricoverata in gravi condizioni…

fate dunque attenzione a quello che trovate nel vaso del vostro balconee non prendete alla leggera piante che non conoscete!

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