Aumenta il fai-da-te: oggi si ripara prima di disfarsene

di Luca Scialò del 15 novembre 2013

Tra gli effetti positivi della crisi c’è da annoverare anche il fatto che per risparmiare si ricorre di più all’assistenza di tecnici e artigiani per riparare qualcosa che si è rotto, e quindi si producono meno rifiuti, soprattutto elettronici. Secondo l’indagine curata da SWG per Confartigianato – che ha preso in esame i cambiamenti nel comportamento degli italiani per la crisi economica dal 2008 – quando si rompe un elettrodomestico solo il 13% degli italiani decide di comprarne subito uno nuovo mentre l’85% cerca di aggiustarlo. Per farlo metà (42%) punta al fai-da-te e metà chiama uno specialista (43%).

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E pensare che fino a 5 anni fa, ovvero prima che la crisi mordesse, era il 64% degli interpellati a ricorrere alla riparazione piuttosto che alla sostituzione. Dunque c’è stato un incremento del 21% in 5 anni.

Anche sul fronte  dei beni voluttuari, vestiti e scarpe in primo piano, il ricorso alla riparazione è cresciuto in modo considerevole, mentre la spesa destinata all’acquisto di vestiti nuovo si è abbassata. Il sondaggio SWG rivela infatti che il 60% degli intervistati ha fatto risistemare un abito invece che buttarlo e 2 su 3 hanno comunque ridotto il loro budget per l’acquisto degli abiti e pelletteria. Che sia poi la sarta specializzata (35%), ci si improvvisi ramendatori (28%) o ci si rivolga a mamme e nonne (31%) resta comunque un dato significativo della ridefinizione delle priorità nei consumi degli italiani.

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Nel complesso, per quanto riguarda le piccole riparazioni da effettuare in casa (dunque non solo per gli elettrodomestici, ma anche per lavori di edilizia, idraulici, ecc.), il 51% degli interpellati nell’indagine di SWG cerca di arrangiarsi da solo ogni volta che lo ritiene possibile.

Un risvolto comunque positivo, quello del fai-da-te e della riparazione, nell’imperante cultura del consumismo della nostra epoca,che speriamo, finita la crisi, rimanga come un’abitudine duratura, se si prende coscienza che le risorse di cui disponiamo sono a capacità finita.

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