Aumentano gli iscritti agli istituti agrari

di Marco Grilli del 23 gennaio 2015

Nel 2014 sono aumentati del 12% le iscrizioni agli istituti agrari italiani, una tendenza nata dalle nuove prospettive economiche legate alla terra in campo non solo agricolo, ma anche nell’ enogastronomia ed ospitalità.

Il ritorno alla terra parte dai banchi di scuola: secondo un’indagine della Coldiretti, nel nuovo anno scolastico 2014-’15 gli istituti agrari sono quelli che hanno fatto registrare il maggior incremento nel numero delle iscrizioni al primo anno (+12%).

Agricoltura, enogastronomia ed ospitalità sono quindi i settori che i giovani hanno individuato come più attraenti, redditizi e utili per investire sul futuro e uscire da questo lungo periodo di crisi economica, come evidenziato da quel 24% degli iscritti alle prime classi delle scuole secondarie superiori tecniche e professionali che ha scelto proprio tali indirizzi.

Nel panorama degli  iscritti al primo anno delle secondarie, i licei fanno ancora la parte del leone (49,8% degli iscritti al primo anno), gli istituti tecnici sono al secondo posto (30,8%) mentre quelli professionali sono fermi al 19,4%. Tuttavia, a fronte del crollo delle iscrizioni all’indirizzo amministrazione, finanza e marketing, sono aumentati gli studenti dell’agrario (+12%)  e quelli dell’alberghiero ed enogastronomia (9,5% del totale dei neo-iscritti con un incremento del 5% rispetto all’anno scolastico precedente).

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Forse anche per la crisi economico-finanziaria, ragioneria sembra scomparsa dagli orizzonti di vita dei giovani studenti, che guardano invece con ottimismo alle possibilità offerte dal settore primario. Un trend confermato da un recente sondaggio Coldiretti-Ixe, secondo il quale il 54% dei giovani preferirebbe aprire un agriturismo, piuttosto che lavorare in una multinazionale (21%) o fare l’impiegato in banca (13%).  In pratica, il 50% degli italiani è convinto che i mestieri con maggior probabilità di trovare occupazione siano quelli di cuoco e agricoltore, così che l’88% dei nostri concittadini propenderebbe per una riqualificazione del nostro sistema di formazione verso la valorizzazione del made in Italy.

Nell’immaginario collettivo, è tramontata l’idea della campagna come luogo del passato, isolato e  arretrato, di duro lavoro poco redditizio e qualificante. Il ritorno alla terra ha ritrovato un certo appeal, coniugandosi ad uno stile di vita sano, genuino, più appagante e gratificante, lontano dalla frenesia e dallo stress dei contesti urbani. Una concezione rafforzata dalle cifre sull’occupazione e dai risultati economici, che sembrano premiare il settore primario nei confronti della grande industria.

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Nel secondo trimestre del 2014 il numero dei lavoratori dipendenti in agricoltura è infatti cresciuto del 5,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: un dato in netta controtendenza rispetto al calo registrato nelle grandi imprese. Induce poi all’ottimismo anche l’aumento delle imprese agricole condotte da ragazzi al di sotto dei 35 anni, salite nello stesso periodo a 48.620 unità, con un incremento del 2,6% rispetto al trimestre precedente. Aziende che nel 70% dei casi operano con successo in attività multifunzionali, che vanno dall’agriturismo alle fattorie didattiche, dalla vendita diretta dei prodotti tipici e del vino alle operazioni di trasformazione in loco.

studenti giardinieri

Ricercati i giardinieri qualificati che escono dagli istituti agrari

«Le campagne possono offrire prospettive di lavoro sia per chi vuole intraprendere con idee innovative che per chi vuole trovare un’occupazione anche temporanea. L’esperienza dimostra che molti giovani hanno saputo riconoscere ed incarnare le potenzialità del territorio trovando opportunità occupazionali, ma anche una migliore qualità della vita», ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

I numeri positivi delle iscrizioni alle scuole superiori ad indirizzo agrario si ripetono anche in sede universitaria, poiché gli immatricolati alle Facoltà di Scienze agrarie, forestali ed alimentari sono aumentati del 45% negli ultimi 5 anni, ossia da quando la crisi economico-finanziaria globale ha iniziato a far sentire i suoi effetti, provocando un calo generale delle iscrizioni alle Università (-12%).

Secondo i dati AlmaLaurea, i laureati specialistici di Agraria lavorano al 79%, con una stabilità del 66% e un guadagno di 1.284 euro mensili. Numeri tutt’altro che negativi se posti in confronto a quelli di altre Facoltà, che però non sono ancora riusciti a produrre un vero e proprio ricambio generazionale nei campi, se è vero che gli under 40 rappresentano il 9,9% dei lavoratori del settore primario e gli under 30 solamente il 2,1%. Senza considerare che nonostante il rinnovato interesse dei giovani per le possibilità offerte dall’agricoltura e tutti i suoi vari comparti, il tasso di imprenditorialità giovanile italiano è ancora al di sotto della media europea (5% di under 35 a capo di aziende agricole, contro l’8% continentale).

agrario

Esercitazioni sul campo ad agraria

Al di là di tali ritardi siamo comunque in presenza di una rivoluzione generazionale e culturale, visto che oggi, rispetto al passato, i giovani aspirano a trovare un lavoro in agricoltura e tornano a popolare i campi come imprenditori sempre più originali e creativi, mentre proliferano i cosiddetti nuovi mestieri del gusto (food blogger, sommelier della frutta, agrigelataio, affinatore di formaggi, birraio a Km 0…) e si dimostra sempre più conveniente diversificare le proprie attività.

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Oggi l’agricoltura non è più un affare di famiglia, perché giovani altamente qualificati e professionalizzati si dedicano brillantemente alle attività agricole. L’identikit delle nuove leve dell’agricoltura italiana corrisponde infatti a giovani intraprendenti e preparati, che hanno un tasso di scolarizzazione più alto rispetto alla media del comparto (nel 30% dei casi sono in possesso di una laurea) e posseggono i titoli più disparati. Ecco così che il 39% delle aziende “under 40” presenti in Italia è costituito da giovani che non hanno mai avuto precedenti esperienze in agricoltura, ma che son convinti delle sue potenzialità future, e il settore si è mostrato più vitale a anticiclico dal punto di vista occupazionale rispetto ad altri comparti.

ist agrario

Aumentano gli iscritti agli istituti agrari

Resto però irrisolti i problemi di questo settore, su tutti la scarsa redditività per gli agricoltori, a cui vengono pagati prezzi troppo bassi per i loro prodotti, anche a causa  delle distorsioni di filiera e della concorrenza sleale provocata dal falso made in Italy.

Rimuovere tali ostacoli aiuterà a far decollare definitivamente un comparto produttivo dalle enormi potenzialità, che sollecita l’originalità e la creatività di giovani non più ostili alla vita nei campi.

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