Auto a metano pulite? Con il catalizzatore IBTimes forse tra poco una realtà

di Claudio Riccardi del 23 novembre 2012

Un nuovo brevetto di catalizzatore potrebbe abbattere le emissioni di anidride carbonica per le auto a metano. Il brevetto è comparso sulla rivista Science, ed è frutto di una collaborazione tra ricercatori dell’Università di Trieste e dell’Università della Pennsylvania.

Le emissioni delle auto a metano derivano da un elemento molto semplice: il gas non viene totalmente ossidato in acqua e anidride carbonica e una parte si perde. Anche se la percentuale di dispersione è ridotta, il risultato è deleterio in quanto il metano risulta uno dei più potenti gas a effetto serra. Un fenomeno che moltiplica sempre più i suoi effetti, se consideriamo la crescente diffusione dei mezzi alimentati a metano.

Il catalizzatore IBTimes risolverebbe questo problema, annullando le perdite. Il funzionamento di questo strumento viene illustrato da Paolo Fornasiero, docente di Chimica Generale e Inorganica all’Università di Trieste:

Abbiamo progettato e realizzato delle nanoparticelle di metallo (il cuore del catalizzatore) e le abbiamo ricoperte da uno strato di ossido di cerio poroso (protettivo ma che consente ai reagenti, metano e ossigeno, di raggiungere il cuore del catalizzatore). In questo modo abbiamo ottenuto un catalizzatore core-shell. Ma non basta, queste unità di per se non sono termicamente stabili alle alte temperature di reazione. Con una chimica simile a quella del “lego” abbiamo quindi depositato queste unità su un materiale (ossido di alluminio) opportunamente trattato e modificato al fine di mantenerle ben separate le une dalle altre e soprattutto stabili nelle condizioni operative di processo. E’ stato un successo! Il catalizzatore è estremamente attivo e non si disattiva. Il guscio protettivo di ossido di cerio che circonda il cuore di palladio ritarda la decomposizione dell’ossido di palladio e quindi rende più stabile il catalizzatore“.

Da qui le logiche ed entusiastiche conclusioni: installando questo catalizzatore potremo dire di avere un’ auto a metano praticamente ad impatto zero. Ma sulla questione Fornasiero frena:

Il catalizzatore sviluppato può certamente consentire un efficace abbattimento delle emissioni di metano incombusto dalle automobili a metano, a patto che superi test prolungati di stabilità in prototipi che utilizzano metano commerciale di bassa purezza. Bisogna ricordare che il motore a metano produce anche altri tipi di inquinanti quali gli ossidi di azoto che si formano per reazione a caldo tra l’ossigeno e l’azoto che sono presenti nell’aria di alimentazione del metano. Le temperature mediamente non elevatissime che si incontrano nella camera di combustione di un auto a metano (sono molto più elevate in una turbina a gas) fanno si che la quantità di ossidi di azoto prodotta non sia elevata. Esistono comunque tecnologie per ridurre o abbattere anche questo tipo di inquinante. Un altro problema è quello del particolato, tipico degli autoveicoli diesel, minimo ma non assente nei motori a metano. Il nostro catalizzatore può avere un benefico ruolo anche in tale settore“.

Il catalizzatore, in ogni caso, a breve diventerà un prodotto industriale. I principali competitors del settore automotive hanno già mostrato interesse per un’invenzione che ancora una volta vede protagonisti scienziati italiani, elemento di cui è giusto fregiarsi.

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