Le aziende poco sostenibili costano alla comunità 50 miliardi

di Luca Scialò del 14 aprile 2014

Le aziende con la loro attività produttiva inquinano realizzando un danno non solo ambientale ma anche economico, quantificabile in quasi 50 miliardi di euro ogni anno. Questo valore corrisponde al 3,1% sul PIL nazionale, considerando che nel 2013 è stato valutato a 1.566 miliardi di euro.

A rilevarlo è ECBA Project, società specializzata nell’analisi costi-benefici degli investimenti sull’ambiente, che utilizzao un metodo quantitativo che si chiama appunto Environmental Cost-Benefit Analysis e che consente di quantificare il valore economico per la collettività dei principali elementi di costo e di beneficio riconducibili ad una determinata attività.

Il settore che inquina di più è quello dei servizi di trasporto e logistica, il quale presenta la maggiore intensità di danni ambientali e sanitari delle emissioni in atmosfera in relazione al beneficio economico direttamente generato, con un valore di 49 euro ogni 1.000 di valore aggiunto creato.

Il settore che danneggia di meno è invece quello immobiliare, che contribuisce con il 14,3% al valore aggiunto totale e genera minori costi esterni ambientali, con un valore inferiore a 1 euro ogni 1.000 di valore aggiunto.

I fattori che incidono maggiormente su ambiente e salute, secondo lo studio, sono dovuti principalmente (per il 72%) all’inquinamento atmosferico, il in seconda posizione arrivano i gas che causano effetto serra (27%) e solo dopo (1%) le emissioni di metalli pesanti.

Ecco che si può quindi misurare quanto le aziende poco sostenibili costano alla comunità con le proprie attività industriali, sia in termini economici che ambientali, e quale danno economico infliggano al cittadino comune, che può essere così conscio di quanto gli costino i vari settori economici sia in termini d’inquinamento che a livello d’impatto finanziario.

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