Beef Co: quando l’industria della carne è un’industria pericolosa

di Chiara Greco del 14 febbraio 2013

L’industria della carne è pericolosa? E’ quello che si chiedono diversi giornalisti e studiosi, soprattutto negli Stati Uniti, dove da tempo si sono accostati all’argomento facendo indagini su quello che, sotto il nome di Big Agricolture, è uno dei settori economici più potenti d’oltreoceano.

E a voi capita mai di chiedervi da dove provenga la bistecca che avete nel piatto o con quali sostanze sia arrichita per essere così a buon mercato e grande?

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A qualcuno è capitato e le analisi svolte da alcuni ricercatori americani confermano che la carne statunitense è ricca di ormoni steroidei sia sintetici che naturali, aggiunti ai pasti dei bovini per aumentarne il volume. Fin qui non ci sarebbe tanto di strano, visto che la pratica è approvata ormai da decenni dalla stessa FDA negli Usa e in Canada ma non in Europa, dove dal 1996 tale pratica è vietata e così come le importazioni di carne agli ormoni dalle regioni nordamericane.

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La parte più enigmatica di questo processo sono i risultati di alcune analisi effettuate nei pressi di feedlot (allevamenti intensivi su ampie superfici, tipici del nordamerica) del Nebraska, che hanno riscontrato alte percentuali di residui di farmaci steroidei nell’ambiente.

Un’analisi effettuata dai ricercatori Guillete e Soto, avrebbe dimostrato che alcuni pesci entrati in contatto con i residui ormonali provenienti dalle carcasse dei bovini e dai loro escrementi, avrebbero riportato dei cambiamenti nei sistemi riproduttivi.

In particolare, i maschi della specie, entrati in contatto con il progesterone, avrebbero adottato comportamenti sessuali e modifiche nell’aspetto diventando più simili alle femmine, viceversa queste ultime si sarebbero mascolinizzate, venendo a contatto con il testosterone proveniente dagli allevamenti.

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Dunque, c’è da chiedersi, cosa contiene veramente la carne che mangiamo? C’è da temere per la nostra salute?

Le indagini rimangono aperte e le certezze ancora non ci sono, finché studi più approfonditi non verranno condotti. A peggiorare la situazione, negli Usa, ci sarebbero i forti interessi economici della cosiddetta Beef Co., l’insieme delle aziende alimentari collegate agli allevamenti bovini e suini, che da sempre utilizzano la pratica di aggiungere elementi che stimolano la crescita ai pasti dei bovini per aumentarne la resa in carne e velocizzarne la crescita.

E c’è di che preoccuparsi, visto che del miliardo e 300 milioni di bovini allevati nel mondo oltre il 30% proviene dagli USA.

Non resta dunque che rimanere in attesa di maggiori informazioni che facciano luce sulla reale pericolosità o meno della carne da allevamento intensivo. Per ora, per restare veramente tanquilli, sarebbe meglio non mangiare carne se non da allevamenti certificati biologici o biodinamici, dove c’è un notevole controllo su quello che viene dato da mangiare agli animali.

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E in Italia il problema  non sarebbero così sentito, visto che l’Unione Europea avrebbe vietato la pratica di arricchimento ormonale da anni ma da agosto ha acconsentito un importazione fino a 48.500 tonnellate di carne dagli USA purché non contengano ormoni.

Staremo a vedere…

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