Belize, gli attivisti salvano la seconda barriera corallina al mondo

di Elle del 17 giugno 2013

Finalmente una di quelle notizie che danno l’idea di quanto, a volte, le pressioni delle associazioni ambientaliste siano efficaci e fondamentali per la salvezza del nostro ambiente.

La seconda barriera corallina al mondo per estensione è stata salvata dalla perforazione in mare aperto proprio dagli attivisti di alcune organizzazioni no profit, che hanno citato il Governo del Belize in merito alla questione, ricevendo l’approvazione da parte della Corte Suprema del Belize.

Già nel 2004 e nel 2007 il Belize ha stipulato contratti con le società energetiche, permettendo loro la perforazione del suo immenso patrimonio naturalistico. I contratti offerti ai trivellatori non sono stati preceduti da appositi studi che i funzionari governativi avrebbero dovuto richiedere per sondare i possibili impatti ambientali di questo tipo di operazioni.

La Corte Suprema del Belize ha quindi riconosciuto il fallimento del governo nel valutare l‘impatto ambientale sull’oceano, revocando quindi i contratti, evidenziando anche come le compagnie non fossero in grado di assicurare la massima sicurezza dei lavori in termini di macchinari, attrezzature, strumenti, fondi necessari e competenze tecniche.

Nel 2011, dopo aver raccolto oltre 20.000 firme in due anni, Oceana, l’organizzazione no profit che maggiormente ha preso parte a questa causa contro la perforazione offshore in Belize, ha richiesto un referendum che permettesse alla popolazione di esprimersi sull’estrazione petrolifera.

Nonostante l’invalidazione di molte firme, si è riusciti ad indire un referendum popolare che  ha portato al voto nel febbraio 2012 molti abitanti provenienti da tutta la nazione.

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