Belladonna: proprietà, utilizzi e controindicazioni

by Erika Facciolla on 27 aprile 2016

Scopriamo la belladonna, una delle piante medicinali più pericolose che si possano trovare in Italia: diffusa nell’area mediterranea, contiene un alcaloide, l’atropina, che può avere effetti letali su chi la assume, ragione per cui periodicamente si registrano nella cronaca casi involontari di avvelenamento.

Utile e al tempo stesso pericolosissima: la belladonna (Atropa Belladonna) è una delle erbe officinali più utilizzate in farmacologia ma i suoi effetti tossici possono essere micidiali se sottovalutati. La belladonna è una pianta erbacea perenne della famiglia delle solanaceae che nel pieno del proprio sviluppo può raggiungere il metro di altezza.

Foglie e fusto sono caratterizzate da una peluria di odore non proprio gradevole, i fiori violacei e le bacche sono scure e ricche di semi. Questa pianta, diffusa sia in Europa Centrale che in Africa e Asia, ama le alte latitudini e per questo motivo è più facile ritrovarla nelle radure e nei boschi appenninici e alpini.

Gli effetti allucinogeni del suo frutto sono noti sin dal’antichità e strettamente collegati alla capacità di indurre gli uomini che se ne cibano alla ‘follia’. Il nome, invece, deriva da un termine gergale veneziano del 1500 ispirato al succo delle stesse bacche che un tempo veniva utilizzato come cosmetico dalle donne. I primi avvelenamenti furono osservati e studiati minuziosamente a partire dal Settecento, quando si capì che l’ingestione dei frutti della pianta avevano importanti ripercussioni sul sistema nervoso e gastroenterico.

Solo nell’Ottocento, però, si isolò la atropina, l’alcaloide responsabile di tali effetti.

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Belladonna proprietà e controindicazioni

Gli alcaloidi contenuti nelle foglie, in particolare atropina e scopolamina, sono eccitanti potentissimi che svolgono sul sistema nervoso un’azione depressiva, allucinogena e ipnotica. A seconda delle quantità ingerite, la belladonna può causare allucinazione, delirio, coma e arresto respiratorio.

I suoi effetti sono rapidi e inesorabili, ragione per cui periodicamente sale agli onori della cronaca per qualche caso di avvelenamento, come quello del 2013 di una famiglia torinese.

In realtà, la medicina tradizionale la utilizza – nelle dosi giuste e non al naturale, dato che gli alcaloidi presenti vengono estratti e diluiti in preparazioni omeopatiche – per curare diversi disturbi ulcere, gastriti e bruciori di stomaco, ma anche sindromi da intestino irritabile e spasmi addominali.

Non meno importante, l’azione broncodilatatrice che la rendono utilissima nella cura di asma e bronchite, e la capacità di aumentare le pulsazioni del cuore che ne fanno un ottimo coadiuvante naturale nel trattamento di alcune forme di brachicardia.

belladonna

Belladonna: facilmente riconoscibile per le sue bacche lucide e scure che crescono quasi a grappoli

Limitazioni, avvertenze e controindicazioni legate alla belladonna

Vista la pericolosità della pianta e di tutte le sue parti è fondamentale assumerne gli estratti solo sotto supervisione medica.

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