Bere sostenibile? Anche i liquori diventano eco-friendly

di Martina Pugno del 10 settembre 2013

Alla fine di una lunga giornata di lavoro, un bicchiere di vino o di birra, oppure un sorso di liquore, a volte sono tutto ciò che si desidera: spesso si pensa che per renderla inoffensiva è sufficiente tenere sotto controllo i consumi, eppure non è così: anche la provenienza dei vini, delle birre o dei liquori può influire sulla salute, in questo caso ambientale.

La prima causa di inquinamento, per quanto riguarda le bevande alcoliche, è la distillazione, che, oltre a richiedere energia produce una grande quantità di scarti. In questo senso, la differenza può essere fatta dalla scelta della distilleria: sono sempre di più quelle che convertono gli scarti in mangime per animali, trasformando i rifiuti in risorsa. Tra le più grandi marche, si ricorda ad esempio la Jack Daniel’s.

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Anche la provenienza delle materie prime è fondamentale, dal momento che incide per il 10% sull’impronta ecologica dei prodotti distillati. La fermentazione può avvenire sulla base di moltissimi prodotti agricoli diversi, dalle patate al miele, con alcol dello stesso sapore: pertanto sarà nell’interesse della distilleria stessa affidarsi a prodotti locali e a chilometri zero.

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Questo vale soprattutto per il rum: l’utilizzo della canna da zucchero per la sua produzione comporta erosione del suolo, inquinamento idrico ed elevate emissioni di monossido di carbonio, pertanto è importante selezionare liquori che possano garantire un uso responsabile delle risorse. Se invece siete amanti della tequila, sappiatelo: non può essere eco friendly. La dicittura può essere utilizzata, infatti, solo per il liquore prodotto in una specifica area del Messico, quindi la provenienza a chilometro zero non è un’opzione possibile (a meno che non siate nei pressi della città messicana di Tequila).

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Più complesso il discorso relativo alle risorse biologiche: i maggiori costi e le maggiori attenzioni necessarie per la coltivazione sono ciò che frena di più i produttori di liquori dal passaggio al biologico, dal momento che non ne deriverebbero, di fatto, dei benefici dal punto di vista del sapore e della qualità del prodotto finale. Tuttavia, praticamente tutti sembrano concordare nel rifiuto dell’utilizzo di risorse Ogm.

Se la qualità delle materie prime è in grado di incidere notevolmente sull’impronta ecologica degli alcolici, ancor più è la responsabilità del packaging, in grado di incidere fino al 30%. Le attenzioni, in questo senso, possono essere molte, dal recupero del vetro all’uso di etichette su carta riciclata.

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Riconoscere le distillerie in grado di offrire la minore impronta ambientale, dunque, non è sempre facile, ma è possibile: per la scelta della bevanda per la propria serata alcolica non resta che effettuare qualche ricerca e selezionare le aziende che più rispondono ai criteri di sostenibilità, senza limitarsi ad avere cieca fiducia nella dichiarazione di “azienda green” che sempre più produttori, in ogni settore, si autoconferiscono per conquistare maggiori acquirenti, anche se non sempre a ragione, facendo spesso e volentieri qualche peccatuccio di greenwashing….

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