Bilancio sulla situazione delle auto elettriche in Italia e nel mondo

di Marco Grilli del 21 maggio 2014

La crisi continua a incidere negativamente sui numeri del mercato automobilistico, ma all’orizzonte s’intravede qualche speranza nel campo delle auto elettriche in Italia e nel Mondo.

In un contesto europeo segnato dalla riduzione delle immatricolazioni (-1,7% nel 2013) il dato italiano è ancora più preoccupante (-7,09%), ma se scomponiamo questa cifra percentuale possiamo vedere che, a fronte del costante calo delle vetture a benzina (-8,24% negli ultimi due anni) e diesel, crescono le immatricolazioni di auto a GPL e a metano, mentre le auto ad alimentazione elettrica (100% elettriche e ibride), pur costituendo ancora una fetta troppo piccola del mercato, sono comunque cresciute negli ultimi due anni dallo 0,31 all’1,21 % del parco circolante (dati dell’Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri – Unrae).

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Silenziose, confortevoli, ecologiche per via delle sole emissioni indirette, più economiche per la riduzione del costo del carburante: cosa impedisce allora il definitivo boom delle auto elettriche in Italia e all’estero?

Prevalentemente alcuni fattori legati alle batterie, poiché i loro alti costi comportano prezzi di listino superiori per le vetture che le montano in confronto a quelle a combustione interna. Nonostante poi il progresso tecnologico abbia migliorato le prestazioni delle auto elettriche e ibride, ancora oggi i tempi lunghi per la ricarica, la limitata autonomia di viaggio e la carenza di stazioni per la ricarica costituiscono un freno, anche se godono di varie agevolazioni quali il minor bollo, i parcheggi riservati con le apposite colonnine, il libero accesso alle ZTL, le possibilità di circolare su corsie preferenziali e in caso di blocco del traffico.

Come dimostrato dalla recente indagine del ‘VI Osservatorio Deloitte sull’auto elettrica e dal sondaggio’ condotto dal Centro Studi e Documentazione Direct Line, sono molti gli italiani pronti a convertirsi alla mobilità privata sostenibile, per ragioni ambientali, economiche e anche per il maggior comfort di guida (le vetture elettriche sono silenziose, non hanno il cambio, usufruiscono dei vantaggi di circolazione sopra indicati e richiedono una minor manutenzione).

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Permangono però forti squilibri nelle immatricolazioni fra le auto ibride ed elettriche, resi evidenti dai numeri del 2013: 14.926 unità contro 864. Nonostante i miglioramenti dei dati, quindi, il 100% elettrico resta troppo costoso e continua a condurre vita grama in Italia, anche a causa della mancanza di valide politiche d’incentivazione. Come rivela il progetto ‘Mobilità Elettrica’ dell’RSE (Ricerca sul Sistema Energetico), sono allo studio misure per abbattere i costi d’acquisto delle auto elettriche, che prevedono, tra le altre, la possibilità di dilazionare la spesa su tempi più lunghi, ad esempio con la formula del noleggio delle batterie.

Se le previsioni di mercato si riveleranno azzeccate, il costante miglioramento delle prestazioni delle auto elettriche in Italia e un trend di discesa dei costi del 5% l’anno, garantiranno che nel 2020 il prezzo di una piccola utilitaria elettrica sarà pari a quello di un tradizionale modello a combustione interna.

Intanto, i dati di vendita delle ibride e delle auto elettriche in Italia nel mese di marzo continuano ad esser incoraggianti, seppur non straordinari: le vendite globali sono cresciute quasi del 4%, con le ibride che hanno fatto registrare il record di immatricolazioni superando quota 1.700 (1.769 per l’esattezza) ed elettriche che, per la prima volta nel 2014, hanno oltrepassato le 100 unità (132), avvicinandosi allo 0,1% del mercato.

Analizzando in dettaglio i risultati delle case automobilistiche, sul fronte delle auto ibride il primato italiano spetta al gruppo Toyota coi suoi due modelli Yaris Hsd e Auris Hsd, che nei primi tre mesi dell’anno hanno superato entrambe le 2.000 immatricolazioni, mentre nel campo delle elettriche le più vendute nello stesso periodo di tempo sono la Nissan Leaf (77) e la Renaul Zoe (57), con un trend in costante crescita.

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Fuori dall’Italia, la mobilità privata sostenibile se la passa decisamente meglio. Oltreoceano, negli USA sono state vendute nel 2013 ben 95mila vetture ibride ed elettriche, con quest’ultime che ormai si attestano sui livelli della motorizzazione mista grazie alle 46mila nuove unità entrate in circolazione. Per quanto riguarda i modelli preferiti, nel Paese a stelle e strisce dominano i giapponesi grazie al primato incontrastato delle Toyota.

Tornando al Vecchio Continente, in Francia lo scorso anno sono state immatricolate 46mila vetture ibride e 9.100 elettriche: una disparità numerica che non nasconde però il boom del settore 100% elettrico, cresciuto di 60 punti percentuali in virtù anche del grande successo di vendite della Renault Zoe (5.511 unità).

Se poi ci spostiamo in Scandinavia entriamo nel vero e proprio Paradiso della mobilità sostenibile. In Norvegia, ad esempio, il settore delle vetture elettriche copre più del 7% dell’intero mercato automobilistico, tanto che nello scorso mese di ottobre l’auto più venduta in assoluto è stata la Nissan Leaf, un modello a trazione completamente elettrica.

Vi chiederete ora come sia possibile imbattersi in una realtà così virtuosa sul piano della mobilità ecologica, quando altri Paesi sono così indietro nello spodestare il primato delle vetture a combustione interna. Ebbene, il segreto risiede semplicemente nelle accorte politiche di incentivazione messe in atto, che comportano, tra le altre misure, il mancato pagamento dell’IVA, delle tasse, del parcheggio, del pedaggio autostradale e perfino del trasporto su traghetti per tutte le auto elettriche.

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In Italia tutto ciò resta un miraggio, se pensiamo che addirittura il pieno elettrico, dato l’alto costo dell’energia, non risulta troppo conveniente rispetto a quello tradizionale. Per compiere un tragitto di 100 Km, ad esempio, con un mezzo elettrico si spendono circa 5 euro, all’incirca la stessa cifra che occorre per percorrere la stessa distanza con una vettura a metano.

Il comparto elettrico rilancia comunque la sfida, affidandosi all’innovazione tecnologica per migliorare prestazioni, potenza e autonomia. In merito a quest’ultima, lo scorso novembre la Suzuki ha ottenuto un nuovo primato (1.300 Km con una sola ricarica), facendo alternare su un anello di 25 Km quattro piloti alla guida di una piccola auto venduta solo in Giappone, la Every, appositamente modificata per ospitare una batteria agli ioni di litio.

Intanto, dal prossimo 20 settembre la Federazione Internazionale Automobilistica (FIA) affiancherà ai vari campionati automobilistici la nuovissima Formula E, che vedrà ai nastri di partenza unicamente monoposto elettriche. Prima tappa Pechino, seguita da altre nove affascinati gare in circuiti cittadini sparsi un po’ in tutto il mondo.

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Al di là dello sport, che potrebbe comunque garantire una maggiore popolarità alle vetture elettriche, lo sviluppo della mobilità sostenibile in città passa anche per il concetto di intermodalità, che indica un nuovo modello per la sostenibilità attraverso l’uso combinato di differenti mezzi tra il trasporto individuale a basse emissioni e quello pubblico. Da una parte, quindi, l’auto elettrica a ridotta autonomia per gli spostamenti più frequenti su percorsi medi; dall’altra un trasporto pubblico reso finalmente efficiente, accessibile e maggiormente integrato, grazie all’introduzione di accorte politiche green.

Se in breve tempo non si riuscirà ad intervenire sull’abbattimento dei costi d’acquisto e sull’aumento dell’autonomia di percorrenza, secondo Legambiente la maggior diffusione del settore elettrico dovrebbe passare attraverso l’aumento di tali mezzi – non solo auto ma anche bici e scooter – all’interno delle flotte condivise, intensificando le nuove forme di noleggio quali il car-sharing e il bike-sharing, i servizi di consegna, le forme di mobilità dei turisti e i trasporti pubblici con mini-bus o piccoli furgoni.

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L’organizzazione ambientalista pensa quindi ad un nuovo paradigma di trasporto, dove ai mezzi pubblici restano affidate le lunghe percorrenze, mentre nei percorsi più brevi si privilegiano le modalità di condivisione, possibilmente a trazione elettrica. Tra le misure proposte: l’incoraggiamento ai privati che vogliono offrire servizi di noleggio, la maggior diffusione delle infrastrutture di ricarica in ambito pubblico e privato anche per ricaricare flotte di veicoli aziendali, nonché il posizionamento di nuove eco-stazioni nei pressi di metro, centri storici e stazioni ferroviarie. Anche perché, come ribadito dalla RSE, in Italia continuano a mancare sistemi di ricarica veloce sulle autostrade e sulle strade extra-urbane, fattori che limitano la diffusione dei veicoli elettrici fuori città.

Nonostante tali limiti e difficoltà, presenti non solo in Italia, molti vedono un grande futuro in tutto il mondo per la mobilità sostenibile. Secondo uno studio di ABI Research, il numero delle vetture elettriche circolanti nel Mondo salirà a quasi 2,5 milioni nel 2020, con un tasso di crescita annuale del 48%.

Tutto ciò in virtù dei sempre maggiori investimenti nel campo dell’elettrificazione da parte delle principali case automobilistiche, nonché della crescita della sensibilità ai temi ambientali nell’area dell’Asia-Pacifico, oggi pesantemente minacciata dall’inquinamento.

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Ancora più ottimista l’International Energy Agency (IEA), che si aspetta una riduzione del 30% delle emissioni di CO2 e una produzione di 100 milioni di vetture elettriche entro il 2050. Obiettivi forse irrealizzabili, che mirano però a spronare i vari attori in campo per invertire il modello di mobilità in favore delle auto elettriche in Italia e nel Mondo, attraverso le strategie di sostegno alla mobilità sostenibile, le attività di ricerca e sviluppo per ridurre i costi e il lavoro sinergico tra i vari stakeholder per pianificare e costruire strategicamente le stazioni di ricarica.

Qualcosa si muove già sull’Himalaya, dove il governo del Bhutan ha lanciato un progetto ambizioso per diventare entro 5 anni il primo Stato a mobilità esclusivamente elettrica. I primi a lasciare il posto alle vetture ecologiche elettriche saranno i taxi, seguiti poi dalle auto governative.

Tra un lustro vi racconteremo se il sogno sarà diventato realtà.

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