Bio-on, il bio polimero che si dissolve in acqua

di Luca Vivan del 24 novembre 2013

Spesso lo dimentichiamo o non veniamo nemmeno a saperlo, ma grandi invenzioni, destinate a cambiare il mondo, vengono fatte in Italia. Il Moplen, un polimero sintetico molto resistente, considerato la regina delle plastiche, è stato sviluppato a Ferrara nel 1954, un lavoro che comportò il Premio Nobel per Giulio Natta, il chimico che lo realizzò.

Sempre in Emilia Romagna ed esattamente a Minerbio, vicino a Bologna, Marco Astorri e Guy Cicognani hanno sviluppato il modo di creare un polimero di origine naturale, una bioplastica resistente, di alta qualità, che può biodegradarsi in 10 giorni senza alcun residuo.

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La storia di questa invenzione, del polimero MINERV-PHA, con cui si possono sostituire le attuali plastiche di sintesi, è un omaggio alla cultura del web e allo spirito di innovazione e condivisione che la caratterizza.

Astorri e Cicognani infatti non sono due chimici, ma degli imprenditori che con un pc e il desiderio di costruire qualcosa di nuovo e buono per l’ambiente hanno scoperto che un polimero naturale era già stato teorizzato dal biologo francese Maurice Lemoigne nel 1926.

Il PHA o polidrossialcanoati è un polimero che viene prodotto a partire da batteri e scarti di produzione dello zucchero. E qui interviene un altro aspetto innovativo di questo progetto: il melasso necessario per alimentare i batteri verrà fornito dalla cooperativa agricola emiliana CoProB per il quale smaltire questa sostanza di scarto rappresenta un costo elevato. In questo modo, le materia prime per la produzione della bioplastica che sarà in occhiali da sole, computer, televisori, ecc., arriverà dalla stessa zona dove sorge l’azienda, che sarà quindi una vera fabbrica a km O.

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