Biocarburanti per gli aerei del futuro? Inizia la British Airways

di La Ica del 13 maggio 2014

Le nuove sfide della sovrappopolazione e dello sviluppo riguardano anche il consumo di energia e i metodi per produrla senza inquinare. Il fabbisogno energetico sempre più crescente riguarda anche i mezzi di trasporto, ed in particolare il settore dei trasporti aerei. Ma forse non tutti sanno che da solo questo settore è responsabile per ben il 2% delle emissioni globali di gas serra, e la sua carbon footprint (letteralmente la sua ‘impronta di anidride carbonica’) aumenta di anno in anno.

Nel 2010, la USDA, l’equivalente dell’ENAC americana, assieme a llaA4A e alla Boeing, hanno messo in piedi Farm to Fly, un programma nato con l’obiettivo di trovare alternative sostenibili al carburante per i velivoli. L’associazione si è imposta un obiettivo ambizioso: arrivare ad adottare 3,7 miliardi di litri di carburante alternativo entro il 2018 (ovvero circa il 6% del consumo annuale di tutti gli aerei). E le stesse compagnie aeree si stanno spostando verso questa direzione, che è anche più economica, oltre che sostenibile.

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Nel 2011 Lufthansa è stata la prima compagnia aerea a usare biocarburante per i suoi velivoli commerciali, e recentemente ha annunciato che sta cercando nuove alternative: un tipo di carburante ecologico derivato dalla fermentazione degli scarti vegetali.

Ma anche Oltreoceano si stanno mobilitando: United Airlines ha stretto un accordo con AltAir Fuels per far volare i suoi aeromobili commerciali con carburante proveniente dagli scarti del settore agricolo e da prodotti di olii vegetali non commestibili; allo stesso modo, Alaska Airlines alimenterà i suoi aerei con biomasse vegetali entro il 2018.

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Il 2017 sarà invece un anno storico per un’altra compagnia, British Airways, che ha messo in cantiere un progetto che ridurrà notevolmente il suo impatto sull’ambiente, e che prenderà il via proprio nel 2017, quando il primo volo BA dal London City Airport arriverà al JFK di New York grazie ad un pieno di carburante sostenibile.

L’azienda ha infatti stretto un accordo con Solena Fuels per acquistare 50.000 tonnellate l’anno di combustibile ecologico derivato dalla spazzatura; è il London Green Sky Project.

Nella parte est della città di Londra 20 acri di terreno saranno dedicati alla produzione di biocarburante ad uso esclusivo della British Airways. Il lotto sorge su un terreno che apparteneva in precedenza ad una raffineria; il London Green Sky Project si servirà dunque dello spazio e dell’infrastruttura elettrica già esistente, per la raccolta, lo smistamento e il riciclo della spazzatura che diverrà poi biocarburante. Un riuso nel riuso!

“L’importante è che si conoscano a pieno le caratteristiche fisiche degli scarti che verranno utilizzati” afferma il Dott. Allen Hershkowitz, scienziato presso l’organizzazione non-profit Natural Resources Defense Council Se tali scarti avessero le giuste caratteristiche per essere riciclati, allora dovrebbero venire riciclati; se presentassero unità termiche pari a zero invece non ne varrebbe la pena. E da ultimo, se sono prodotti che non possono essere riciclati ma capaci di produrre unità termiche e quindi energia, allora la conversione in carburante sarebbe sensata.” Sì, perché trasformare un prodotto in biocarburante ha ovviamente un costo, quello dell‘energia generata per produrlo, stoccarlo ed eventualmente trasportarlo nel luogo di utilizzo.

LE Biomasse: cosa sono?

Trasformare i rifiuti in biocarburante significa ottenere il doppio dell’energia necessaria per la trasformazione stessa, ma solo se ben fatta. Recenti analisi di British Airways indicano come questo processo dovrebbe ridurre di ben il 95% le emissioni di gas serra! Purtroppo però, questo sorprendente risultato non include il gas metano, un gas 30 volte più nocivo per l’ambiente dell’anidride carbonica.

Il riciclo dei rifiuti è un problema che affligge l’intero mondo industrializzato. Trasformare gli scarti delle nostre attività produttive può dunque non solo diventare ecosostenibile, ma anche economico per le aziende, e finché conviene, sono in molti a saltare sul carro. Uno dei vantaggi maggiori è che il biocarburante può essere prodotto in aree adiacenti agli aeroporti, riducendo così di molto anche i costi e l’energia impiegata per il trasporto e la logistica.

Il progetto è ambizioso, ed è il primo al mondo sviluppato in questo senso. Solera sta già negoziando con altre compagnie quali Lufthansa e Qantas. La stessa British Airways sta già pensando di convertire gradualmente la sua intera flotta al biocombustibile, questo perché se anche il progetto non è perfetto, è sicuramente il migliore mai realizzato.

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