Biodiesel da batteri: bassi costi e alte rese ne fanno una valida alternativa ai carburanti fossili

di Claudio Riccardi del 15 maggio 2013

Da decenni oggetto di studi ed esperimenti, il carburante biologico sembra aver trovato finalmente la chiave di volta per affermarsi definitivamente sui combustibili fossili. Il segreto risiederebbe in un ceppo di batteri del tipo Escherichia coli modificati geneticamente da parte di un gruppo di ricercatori dell’Università di Exeter.

Batteri che opportunamente “modellati”  sono in grado di produrre carburante, quasi del tutto identico al diesel in vendita nei distributori. Partendo dal presupposto che il ceppo Escherichia coli per costruire le proprie membrane cellulari trasforma gli zuccheri in grasso, l’équipe di scienziati ha pensato bene di inserire nel DNA di questi batteri i geni del metabolismo dei batteri Photorhabdus e del cianobatterio Nostoc Punctiforme, così da consentire agli Escherichia coli di trasformare a loro volta il grasso in un carburante chimicamente identico al comune diesel presente sul mercato.

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Pubblicata sulla rivista statunitense della National Academy of Sciences, la ricerca ha ricevuto i finanziamenti della compagnia petrolifera Shell e del Biotechnology and Biological Sciences Research Council. Obiettivo quello di dare forma a  bio-combustibili che siano del tutto compatibili con i motori moderni, senza rendere necessaria alcuna modifica al comparto di propulsione.

Nel caso i risultati del progetto fossero soddisfacenti, tali da poter sostituire il gasolio con un biocarburante carbon neutral, questo permetterebbe  un enorme passo avanti verso il raggiungimento dell’obiettivo dichiarato dal Protocollo di Kyoto di una riduzione dell’80% delle emissioni di gas serra entro il 2050.

Ma non solo: in un’ottica di riutilizzo intelligente e senza sprechi, con questo processo anche liquami e rifiuti alimentari potranno essere trasformati in diesel, risparmiando gli “straordinari”  alle coltivazioni di mais e canna da zucchero.

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Da risolvere rimane la questione di come gestire questi batteri: alcuni ceppi vivono nel nostro apparato digerente e sono innocui, altri invece rappresentano un potenziale pericolo per la salute delle persone in caso di contagio.

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