Biodiversità a rischio: in Italia una specie su due minacciata di estinzione

di Erika Facciolla del 30 marzo 2014

Una delle ricchezze più preziose e insostituibili che il nostro paese possa vantare rischia di sparire per sempre, e questa volta la crisi economica non c’entra nulla.

La colpa di tale declino, infatti, è la pessima condotta dell’uomo e i danni irreparabili da essa causati. Parliamo della biodiversità, un patrimonio di inestimabile valore che l’Italia rischia di perdere per sempre. È quanto emerge dal III Rapporto Direttiva Habitat 2007-2012 presentato recentemente dall’ISPRA che fotografa una realtà tutt’altro che confortante.

Secondo i dati raccolti nello studio, infatti, nel Bel Paese il 50% delle specie vegetali, il 51% di quelle animali e il 67% degli habitat naturali (tra cui alcuni di immenso valore europeo) rischiano di sparire, il ché significa che una specie su due è a serio rischio estinzione.  La causa sarebbe ricollegabile al pessimo stato di conservazione in cui versano gli ecosistemi (terrestri e marini) dello Stivale che stanno mettendo a repentaglio la sopravvivenza di molte specie viventi di rilevanza strategica per l’Europa intera: se alcune di esse sparissero dal nostro Paese, infatti, il rischio estinzione globale sarebbe assicurato.

I ricercatori hanno mappato dettagliatamente tutti gli habitat naturali presenti nel nostro territorio e catalogato le specie animali e vegetali più a rischio. Tra i dati più salienti, il rapporto evidenzia che la popolazione di orsi marsicani è ridotta ad appena 40-50 esemplari, diverse specie di pipistrelli stanno gradualmente sparendo e il 40% degli anfibi è minacciato dalla moltiplicazione di predatori voraci come l’Euprotto sardo e il Discoglosso sardo, entrambi legati ad ambienti acquatici particolarmente danneggiati dall’azione dell’uomo.

Analoga situazione per le tartarughe palustri, decimate dall’avvento di specie esotiche molto aggressive. Ancora più preoccupante la situazione di laghi e fiumi: qui la maggior parte delle varietà di pesci di acqua dolce sono a rischio estinzione per via dell’introduzione di specie non autoctone utilizzate per la pesca.

Nel complesso, il 27% degli habitat risulta sofferente e in declino, il 40% in uno stato di conservazione classificato dagli esperti come ‘inadeguato’, in particolare le dune e le torbiere (acquitrini e paludi). Le cause, come detto, sono molteplici e tutte riconducibili all’azione umana, all’urbanizzazione selvaggia, alle attività turistiche e all’inquinamento industriale.

Preservare la sopravvivenza di queste specie e dei loro ecosistema, potrebbe significare salvare buona parte della biodiversità di tutto il Vecchio Continente. Una sfida fin troppo ardua per noi italiani (?).

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