Bioplastica: che cos’è e che prospettive offre?

di salvo il 1 dicembre 2010 · 2 commenti

Bioplastica: che cos’è e che prospettive offre?

Ci sono diversi materiali che vanno incontro alle esigenze di chi ama l’ambiente ma non vuole rinunciare alla comodità del progresso, uno di questi è la bioplastica.

La Bioplastica è infatti una valida alternativa alla plastica tradizionale, con l’unica differenza che la bioplastica è ricavata da materiale organico e pertanto non inquinante e per la sua produzione servono elementi come mais, frumento o altri cereali. Il risultato è un prodotto simile alla plastica ma assolutamente biodegradabile, che scompare in un paio di mesi, a differenza della plastica tradizionale, derivata dal petrolio, che necessita di ben mille anni.

Secondo uno studio condotto nel 2009 dall’Università di Utrecht, per conto dell’European Polysaccharide Network of Excellence e l’European Bioplastics Association, i biopolimeri potrebbero sostituire in un futuro, non così lontano, buona parte delle materie plastiche di origine petrolifera.

Lo studio è stato effettuato da Martin K. Patel, Li Shen and Juliane Haufe e ha ipotizzato che più del 90% del corrente consumo globale di polimeri può tecnicamente essere sostituito con materie prime rinnovabili al posto delle tradizionali sostanze. Chiaramente è un dato soltanto teorico e nel breve periodo la percentuale tende ad essere più bassa.

Una cosa è certa comunque: sulla base di recenti studi aziendali, la produzione di bioplastica potrebbe aumentare da 360.000 tonnellate nel 2007 a quasi 2,3 milioni di tonnellate entro il 2013. Secondo gli stessi autori entro il 2020 ci sarà una consistente richiesta di polimero di PLA, di origine vegetale derivato dell’amido di mais.

Questo porterebbe, nelle più ottimistiche previsioni, ad un aumento della produzione di bioplastica fino a 4.40 Mt entro il 2020!

C’è da dire comunque che i costi legati alla bioplastica sono ancora troppo alti e poco competitivi. Anche se, secondo European Bioplastics, il mercato dei biopolimeri è in crescita. Si stima un aumento delle capacità produttive globali, che passeranno dalle attuali 500-600 kton/anno alle 950 kton/anno nel 2011 sino a raggiungere 1.400 kton/anno nel periodo 2012/2013.

L’aumento della produzione di bioblastica potrebbe essere dovuto a una maggiore presa di coscienza ‘ambientalista’ da parte di Stati e istituzioni in generale. Come vi avevamo già indicato, a partire dal 2011 in Italia sarà avviato, ad esempio, un programma per “la progressiva riduzione della commercializzazione di sacchi per l’asporto delle merci che, secondo i criteri fissati dalla normativa comunitaria e dalle norme tecniche approvate a livello comunitario, non risultino biodegradabili”.

Sulla faccenda delle bioplastiche le critiche sono state diverse, come quella dell’associazione europea del PET che da tempo sostiene che la plastica biodegradabile non solo ha costi più elevati, ma richiede più stringenti controlli di temperatura nelle fasi di trasporto e stoccaggio, e questo potrebbe ridurre i benefici ambientali complessivi.

Se poi si considera che parte della bioplastica potrebbe finire in discarica per un errato conferimento la cosa si complica, giacché questo aumenterebbe la produzione e l’emissione di gas metano in atmosfera. Per non parlare di quanti sostengono che i frutti della terra vanno usati come cibo e non come alternativa al petrolio.

Insomma il tema delle bioplastiche è della loro adozione come sempre suscita voci contrastanti, noi ovviamente ne siamo a favore! Cosa ne pensate?

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Betta giugno 18, 2011 alle 7:20 pm

Assolutamente non d’accordo: non è una solution definitiva al consumo della plastica tradizionale. Da ingegnere dei materiali posso garantire che per la produzione delle bioplastiche si usano abnormi quantità di acqua..e ciò non è favorevole per l’ambiente. Affinché diventi una soluzione realmente competitiva bisognerebbe avanzare con la ricerca. In ogni caso la gente dovrebbe preoccuparsi maggiormente di promuovere il corretto riciclio delle plastiche e di tutti i materiali in genere e un po’ di sana educazione ambientale. Il sacchetto nel bosco e nel mare non dovrebbe proprio starci MAI, che sia biodegradabile o meno!

Federica Rubini giugno 18, 2011 alle 10:21 pm

Sono favorevole alla bioplastica, ma ho un dubbio: per fabbricarla si utilizzano prodotti commestibili e tempo fa gli stessi alimenti vennero usati per produrre carburante, nei paesi meno industrlizzati scoppiarono rivolte, perchè in seguito a questo, i prezzi aumentarono in maniera esponenziale, esiste il problema che ciò risucceda?

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