Bioetica: gli animali potranno denunciare i loro padroni

di Giuseppe Stilo del 17 maggio 2014

Tommy, uno scimpanzé che vive nello stato di New York, è diventato il primo primate non umano a citare in giudizio il suo padrone, nel tentativo di raggiungere la libertà! Quando si parla di bioetica, a volte le cose diventano strane.

A dirla così sembra che il simpatico animale si sia presentato in tribunale da solo e abbia consegnato i documenti, ma non è andata precisamente in questo modo, quindi cerchiamo di essere più precisi.

Un‘équipe di avvocati guidata dal noto penalista Steven Wise, ha intentato una causa per conto dell’animale il 10 dicembre, poichè secondo l’accusa Tommy è stato tenuto per molto tempo in una gabbia umida e scura all’interno di un rimorchio, posto senza dubbio inadatto per un animale che ha bisogno di molto più spazio e libertà.

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Questo tipo di procedura legale rappresenta per ora un terreno inesplorato dal diritto e della bioetica, poiché gli animali sono considerati proprietà privata, vengono visti dalla legge come “cose”, e quindi senza diritti propri.

Ma, come riportato dal New York Times Magazine in un lungo e avvincente pezzo, Wise e gli altri avvocati stanno cercando di cambiare questa situazione, sostenendo che gli scimpanzé (e altri animali come gli oranghi, delfini e elefanti) sono autonomi, e grazie alla loro intelligenza meritano gli stessi diritti previsti dalla legge per gli umani:

Fino a 10 anni fa lo sforzo di Wise sarebbe stato sicuramente deriso da un tribunale. In suo aiuto ora, sono accorse la ricerca neurologica e la genetica avanzata, le quali hanno dimostrato che animali come gli scimpanzé o gli elefanti, sono in possesso di auto-consapevolezza, possono autodeterminarsi e hanno il senso sia del passato che del futuro. Hanno un loro linguaggio, sono capaci di interazioni sociali complesse, di provare dolore ed entrare in empatia con altri esseri e passano le conoscenze da una generazione a quella successiva. Hanno cioè le stesse caratteristiche che una volta credevamo ci distinguessero dagli altri animali. Wise vede quindi queste abilità come requisito sufficiente minimo per ottenere una personalità giuridica“.

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Wise porta numerose altre motivazioni alla sua causa, mettendo in risalto che molte entità non umane sono già viste dalla legge come persone, comprese le società, gli stati, e anche fiumi (come in un caso, in Nuova Zelanda); è quindi sicuro che alla fine riuscirà a convincere un giudice che anche gli scimpanzé e altri animali intelligenti meritano tali diritti.

Per il momento il giudice ha deciso di non far comparire Tommy in tribunale, ma speriamo comunque che questa nuova strada possa diventare percorribile; in questo modo infatti, molti uomini che si dimostrano più bestie degli stessi animali potranno avere ciò che si meritano per le loro malefatte.

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