Biowall: il muro vegetale per ridurre l’inquinamento degli interni

di Marco Grilli del 1 luglio 2014

Un muro vegetale per ridurre l’inquinamento e depurare l’aria degli interni in modo naturale e più veloce rispetto ai metodi tradizionali? D’ora in avanti l’inquinamento delle nostre case e uffici dovrà fare i conti con “Biowall”, una nuova parete vegetale messa a punto dai ricercatori della facoltà di Ingegneria meccanica dell’Università di Purdue negli Usa.

Uno studio americano ha rilevato che i cittadini statunitensi trascorrono più del 90% della loro vita in ambienti chiusi, dove l’aria risulta fino a 5 volte più inquinata rispetto a quella esterna. Ciò è dovuto all’alta concentrazione dei composti organici volatili (Voc) – emessi da vernici, materie plastiche, fumo di tabacco, stufe, vari oggetti d’ufficio – e dell’anidride carbonica, prodotta anche dalle semplici attività respiratorie.

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Le situazioni di pericolo a causa dell’inquinamento riguardano quindi non solo la nostra vita all’aperto nelle città trafficate e industrializzate, sempre più ricche di smog, ma anche le nostre attività quotidiane nel chiuso delle abitazioni o sedi lavorative. In questo caso i rimedi sono dati da una corretta ventilazione o aerazione, che però comportano alti costi e consumi di energia, a causa delle successive attività richieste per raffreddare o riscaldare gli ambienti.

Negli Usa è stato calcolato che ogni anno vengono spesi ben 40 miliardi di dollari – tra cure mediche e perdita di produttività – proprio per le complicazioni collegate alla scarsa qualità dell’aria che respiriamo negli ambienti chiusi. Dati su cui hanno lavorato i ricercatori della Purdue University, che per la realizzazione del loro prototipo si sono ispirati alle scoperte della Nasa risalenti al lontano 1980 , che hanno dimostrato l’efficacia delle piante per l’eliminazione dei Voc.

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Biowall sfrutta la naturale capacità della flora di ridurre la CO2 tramite il processo di fotosintesi. Al momento il prototipo realizzato può essere impiegato solo in abitazioni o piccoli edifici. Il dispositivo deve essere progettato per un condotto aereo centralizzato di un edificio ad alta efficienza energetica.

Il plenum esterno in acciao inox contiene non solo i filtri dell’aria botanica ma anche, al suo interno, un graticcio in alluminio modulare che fornisce il supporto strutturale per il terreno di coltura delle piante.

Per quanto riguarda quest’ultime, sul muro vegetale vengono coltivate ben otto differenti specie, con varietà di edera, pothos, filodendro ecc., adagiate sui due differenti substrati. L’acqua viene somministrata per 72 secondi ogni 2 ore mista ad un fertilizzante solubile, attraverso un sistema di irrigazione a spruzzo posto sul lato frontale del dispositivo.

I filtri sono stati progettati per  un’abitazione sufficientemente illuminata in modo da favorire la crescita delle piante, ma il dispositivo sperimentale necessita di una sorgente di luce artificiale.

Biowall fa parte del progetto inHome realizzato dalla Purdue University nel 2011, che si è aggiudicato il 2° posto al Solar Decathlon, il concorso organizzato dal Dipartimento dell’Energia USA, volto a premiare i team che progettano e costruiscono case ad energia solare  sostenibili, attraenti ed efficienti dal punto di vista energetico.

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In questo periodo i ricercatori sono impegnati nello studio ancora più approfondito del terreno di coltura e dei sistemi di irrigazione, non solo per ridurre la manutenzione necessaria a Biowall ma anche per abbattere ulteriormente i consumi di energia. Al momento si ritiene che, una volta integrato nel sistema di ventilazione degli edifici, questo muro di piante sarà in grado di ridurre del 25% la presenza dei Voc, agendo con velocità tripla rispetto ai metodi tradizionali.

La lotta all’inquinamento degli interni è dunque in corso e promette ulteriori sviluppi.

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