BPA, e non solo nei biberon ma in tutti i contenitori di cibo!

di Erika Facciolla del 3 maggio 2014

Cibo e plastica: un connubio da evitare accuratamente eppure molto in voga tra le aziende che propongono sacchetti di dubbia composizione chimica in cui cuocere e o conservare gli alimenti. E tra le tante sostanze dannose, ci sono i BPA, e non solo nei biberon ma in tutti i contenitori di cibo.

A lanciare il monito è uno studio condotto da ricercatori americani guidati da Sheela Sathyanarayana e pubblicato sul Journal of Exposure Science and Environmental Epidemiology; lo studio ha comparato i livelli di BPA (bisfenolo A) e di ftalati in soggetti sottoposti ad una dieta biologica e quelli di altri individui a cui era stata fornita una semplice ‘guida’ all’utilizzo di cibi preparati o confezionati con l’ausilio di materie plastiche. Il risultato, a quanto pare, è che tutto il sistema alimentare gronda di sostanze chimiche potenzialmente dannose per il sistema endocrino umano.

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L’obiettivo dello studio era valutare se una dieta biologica, costituita da cibi locali e conservati senza  l’ausilio di materie plastiche fosse in grado di ridurre i livelli di ftalati e il BPA nel corpo umano. L’indagine è stata condotta per due settimane su di un campione di 10 famiglie suddivise in due gruppi: il primo ha ricevuto opuscoli e suggerimenti su come ridurre l’assorbimento di tali sostanze attraverso l’alimentazione quotidiana, mentre l’altro ha seguito una dieta totalmente bio.

Al termine del periodo sperimentale le analisi hanno evidenziato risultati sorprendenti: concentrazioni  preoccupanti di BPA e ftalati sono stati rilevati anche nel secondo gruppo di famiglie rivelando che, in qualche fase della produzione, molti dei cibi somministrati cibi erano stati esposti ad una contaminazione chimica.

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Spiazzati dai risultati ottenuti, i ricercatori hanno testato gli alimenti forniti alle famiglie giungendo alla conclusione che i prodotti lattiero-casearii di derivazione animale (in particolare latte, burro e panna) e le spezie (cannella e coriandolo macinato) presentavano le più alte concentrazioni di ftalati, forse a causa dei tubi di plastica che attraversa il latte prima di arrivare nei contenitori finali. In generale, più il prodotto (specie se ricco di grassi animali) è elaborato, più aumenta il rischio di contaminazione lungo la filiera produttiva.

Gli autori dello studio ammettono che gli esiti delle analisi potrebbero essere stati condizionati da eventi di contaminazione isolati, ma non possono escludere che l’intero sistema alimentare sia viziato da esposizioni a sostanze chimiche dannose per la salute umana.

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