Breve guida al PLA (Acido Poli-Lattico)

di Jessica Ingrami il 19 ottobre 2011 · 0 commenti

Il PLA, o Acido Poli-Lattico, è stata la seconda bioplastica commercializzata e venduta su larga scala. Deriva dalla macinazione del mais ed è da considerarsi biodegradabile, anche se necessita di precise condizioni per innescare il processo di decomposizione.

Il PLA ha una notevole ripresa di umidità, questo influenza la sua biodegradabilità: il materiale si decompone rapidamente sopra i 60° di temperatura, in condizioni di umidità elevata. Infatti, in un impianto di compostaggio a 60°, una coppetta di yogurt si biodegrada in 47 giorni. Purtroppo, questo enorme valore aggiunto si perde se il PLA viene riciclato insieme alla plastica tradizionale.

Attualmente, il 70% di PLA viene impiegato negli imballaggi di pane, latte, succhi, acqua, profumi, detergenti, grassi e olii, mentre è risultato essere non idoneo per contenere liquidi caldi a causa della bassa temperatura di rammollimento.

L’impiego in altri settori è in via di sperimentazione: questa bioplastica presenta costi ancora troppo elevati, nel caso del settore agricolo, o prestazioni non ancora ottimali, nel caso di quello edile.

Nel settore auto, Toyota ha creato miscele di PLA con fibre per i rivestimenti interni e le guarnizioni, mentre non vi sono ancora buone notizie per le parti esterne. Più avanzato, invece, il mondo informatico: Fujitsu già produce stampaggio ad iniezione tasti delle tastiere e case di computer, mentre Sony ha iniziato a produrre case di apparecchiature elettriche con l’85% di PLA. La più recente innovazione, prodotta da un’azienda giapponese, è il primo compact disc interamente in PLA: il singolo elemento necessita di 85 grani di mais. Teoricamente, quindi, con una pannocchia potrebbero essere prodotti ben 10 cd.

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