Brexit, cosa cambia dal punto di vista ambientale

by Luca Scialò on 23 luglio 2016

Come ormai noto a tutti, il referendum sul Brexit ha visto la vittoria del leave di misura sul remain, con il 51,8% delle preferenze. In teoria, dunque, il Regno Unito è fuori dall’UE, con tutte le conseguenze economiche e burocratiche che una decisione del genere comporta sia per l’Inghilterra che per il resto degli Stati europei.

Diciamo in teoria, perché ci sono molti aspetti da tenere conto. Innanzitutto, si tratta di un referendum consultivo, pertanto la popolazione ha solo espresso una propria opinione, ma spetta alla politica ratificarla in tutto e per tutto. Poi ci sono Scozia e Irlanda del Nord, che hanno detto di voler rimanere. In modo netto soprattutto la prima, la quale, come noto, ha da tempo forti tentazioni di uscire dalla Gran Bretagna. Infine, ci sono i tempi da rispettare. Quantificabili in almeno due anni, durante i quali può succedere di tutto, dato che viviamo in un Mondo che cambia continuamente.

Premesso questo, però, ci preme anche sottolineare che una simile scelta comporta anche importanti conseguenze per quanto concerne l’ambiente. Vediamo dunque cosa può cambiare se la Brexit va in porto a tutti gli effetti.

Sulle normative ambientali i britannici si trovano a un bivio: possono rinegoziano con l’Unione Europea, come fatto dalla Norvegia, per questo scenario non farebbero più parte dell’Unione, dovendo però contribuire al budget europeo, pur mantenendo direttive comunitarie in materia di sostenibilità ambientale, di faunistica e di pulizia delle acque, come la Habitats Directive, la Birds Directive e la Bathing water Directive.  Ciò farebbe sì che restassero le condizioni di oggi, con i britannici che dovrebbero comunque rispettare gli standard di qualità imposti dall’Unione europea per poter restare nel mercato europeo.

L’altra opzione, più in voga tra i fautori della Brexit, è quella di accordi commerciali separati con i Paesi emergenti solo in base alle normative dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). In questo caso, la Gran Bretagna si svincolerebbe dal mercato europeo e dagli obblighi di Bruxelles, siglando accordi separati con le altre potenze mondiali. In questo caso, salterebbero anche gli obblighi in materia ambientale.

L’ostilità dei britannici nei confronti delle direttive europee in materia ambientale deriva dalla severità di molte di esse. Si pensi al“principio precauzionale” inserito nei trattati della UE, il quale rallenta l’Europa nell’adottare nuove tecnologie che possano danneggiare la Natura. Eppure, stando al rapporto IEEP, l’Unione Europea ha sviluppato un complesso sistema legislativo sull’ambiente per fermare l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, protetto le specie in pericolo e imposto salde barriere sull’utilizzo di coltivazioni geneticamente modificate e fertilizzanti chimici.
E questo al di là degli accordi di COP21.

Pertanto, la completa uscita del Regno Unito dall’UE la porterebbe ad abbassare gli standard ambientali a cui fa riferimento. Anche se occorre dire che proprio l’UK è stata molto importante negli ultimi quarant’anni nel suggerire politiche mirate riguardo alla qualità ambientale. Dunque, ci andrebbero a perdere entrambe le parti.

Certo, secondo l’OMS la qualità dell’aria in molte città inglesi è al di sotto degli standard richiesti. Cosa accadrebbe se non venissero neanche rispettati gli standard vigenti uscendo dall’UE? Si pensi che la Corte Suprema britannica è intervenuta per costringere il Governo a stilare un piano di azione per andare incontro agli standard europei. Ancora, la Direttiva Europea sull’Energia Rinnovabile è stata decisiva nella rapida crescita industriale inglese degli ultimi anni. Infine, la Common Agricultural Policy (che sarebbe l apolitica agricola del Regno Unito – conosciuta anche con l’acronimo CAP) è stata accusata di favorire le grandi aziende agricole e di massimizzare la produzione di cibo a scapito dell’ambiente.

Alla luce di tutto ciò, la Gran Bretagna dal punto di vista ambientale ci andrebbe solo a perdere. E’ migliorata su molti aspetti proprio grazie alle norme europee.

Quanto al nostro Paese, mettendo da parte i vari problemi cui si andrebbe incontro con la Brexit, si pensi al fatto che alcuni prodotti che acquistiamo dal Regno Unito, come le tecnologie per le energie rinnovabili, sarebbero gravati dai dazi doganali. Così come quelli che noi esportiamo lì.

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