British Petroleum abbandona l’energia solare: fine di un tentativo di greenwashing?

di Roberta Razzano del 24 aprile 2013

Forse non tutti ricordano l’imponente campagna pubblicitaria che, circa 35 anni fa, fu lanciata dalla British Petroleum per annunciare al mondo che avrebbe investito parte dei suoi capitali in energia pulita, in particolare nel settore del solare.

In quell’occasione la BP cambiò il suo marchio, affinché si potesse affiancare alla loro azienda l’idea di un sole splendente e pulito e puntò su uno slogan ad effetto dove l’acronimo BP si trasformava in beyond petroleum (letteralmente ‘oltre il petrolio‘).

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Oggi uno degli amministratori delegati della BP, Bob Dudley, annuncia al mondo che l’azienda “getta la spugna sul solare”; le motivazioni sono chiaramente di carattere economico.

Dopo anni di ricerca e sviluppo il solare non ha ripagato nella quantità in cui ci si aspettava, così da costringere la multinazionale ad abbandonare il settore per investire in altro.

Se si considerano le cause in corso per  risarcimento (circa 3,5 miliardi di euro) che la BP dovrebbe pagare per il disastro del Deepwater Horizon, avvenuto nel Golfo del Messico nel 2010.

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La realtà dei fatti non è che l’energia solare non paga ma che la concorrenza del mercato asiatico è spietata e che il settore su cui si è concentrata la BP negli ultimi 10 anni è molto diverso da quella di oggi.

La Cina in particolare ha puntato sulla manifattura più che sulla ricerca, producendo così pannelli solari di qualità sempre più alta a costi più contenuti rispetto alle aziende europee, e riuscendo così a diventare, nel giro degli ultimi anni , un punto di riferimento per il mercato globale.

Una buona notizia, in tutto questo, comunque c’è: la BP ha abbandonato sì l’industria del solare ma continuerà ad investire in energie alternative come quella eolica e quella fornita dai biocarburanti! Sempre che questa sia una buona notizia…

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Vulka aprile 24, 2013 alle 10:52 am

Forse è per via del nuovo reattore al plasma di Keshe?

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